Pedofilia: tolleranza zero

“Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono”. La richiesta di perdono è uno dei passaggi centrali dell'omelia pronunciata da Papa Francesco durante la Messa, celebrata nella Casa Santa Marta, lunedì 7 luglio, alla presenza di sei persone vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Dopo la celebrazione, il vescovo di Roma, per circa 3 ore si è intrattenuto in colloqui privati con ciascuna di loro proveniente da Germania, Irlanda e Regno unito.

Francesco ha rispettato in tal modo la promessa ai giornalisti annunciata un mese fa, durante il volo di ritorno dalla Terra Santa. Dopo la decisione di “andare avanti” sulla strada del contrasto e delle denuncia ha confermato che l'unica linea possibile è “tolleranza zero”. Accogliendo le vittime non si è fermato a parole di circostanza. Al contrario ha accentuato la condanna andando ben oltre la frase ad effetto di qualche tempo quando ebbe a paragonare gli abusi su minori ad una “messa nera”. Ha parlato di “culto sacrilego”, di “sacrificio all'idolo della concupiscenza”, dando un segnale chiaro di una Chiesa madre, chiamata a proteggere i suoi figli: un'attenzione troppo dimenticata nel corso dei secoli. Francesco ha avuto parole taglienti, dure, che non ammettono scusanti nei confronti di sacerdoti e vescovi “che hanno violato l'innocenza di minori e la loro propria vocazione sacerdotale abusandoli sessualmente”, grazie anche a “complicità” e “omissioni”. Con le loro azioni, definite “crimini”, “grave peccato”, preti e vescovi – dice ancora il Papa – “hanno profanato la stessa immagine di Dio”. “L'infanzia è un tesoro – ha aggiunto – e so che queste ferite sono una fonte profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche disperazione, superata solo da taluni “aggrappandosi alla fede”, mentre per altri “il tradimento e l'abbandono hanno eroso la loro fede in Dio”. Francesco dimostra di conoscere appieno le conseguenze delle violenze sessuali e le tragedie personali derivate: “Molti di coloro che hanno patito quest'esperienza – dice, confidando di sentire nel cuore 'un profondo dolore, una sofferenza, per tanto tempo nascosto', – hanno cercato palliativi nella dipendenza. Altri hanno sperimentato seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli. La sofferenza delle famiglie è stata particolarmente grave dal momento che il danno provocato dall'abuso colpisce queste relazioni vitali”. Fra le altre sofferenze il Papa cita “la terribile tragedia del suicidio di una persona cara”, accollandosi il peso di questi drammi: “la morte di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla 'mia' coscienza e di quella di tutta la Chiesa. A queste famiglie offro i 'miei' sentimenti di amore e di dolore”. Non disdegna di citare il consiglio di Gesù a coloro che danno scandalo, “la macina da molino e il mare”. Con una delicatezza estrema dimostra di cogliere lo stato di soggezione e di disagio dei suoi ospiti, che ringrazia per la presenza insieme a famigliari e collaboratori.

L'esito dei colloqui individuali è rimasto ovviamente riservato. In base alla testimonianza del gesuita Hans Zolner, tra l'altro membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, che ha svolto il ruolo di interprete, si è trattato “di un'esperienza molto densa, ricca, profonda” che lo ha commosso “per la sincerità con cui queste vittime si sono preparate, per il grande ascolto che il Santo Padre ha dato loro, per le parole che si sono scambiati e per l'opportunità di aprire la possibilità di un inizio di riconciliazione”. Per don Fortunato Di Noto, fondatore dell'Associazione Meter contro la pedofilia, il problema “è che ci sono ancora dei fatti simili”, ma il cambio di rotta sta nella Chiesa, che oggi, li affronta “con determinazione”. L'opinione di don Di Noto è che “Papa Francesco, seguendo le grandi orme ben consolidate di Benedetto XVI, sta continuando a dare un segnale rivoluzionario. Sta dando ascolto proprio a quel grido del Bambin Gesù, che raccoglie le grida di tante vittime, di tanti bambini”. L'accoglienza di Papa Bergoglio non si era manifestata solo alla Messa e all'incontro privato, ma era stata preceduta dalla cena in comune nel piccolo refettorio di Santa Marta il giorno dell'arrivo e dalla colazione consumata tutti insieme il giorno dell'evento vissuto, almeno per un giorno, in un clima di famiglia che si è dimostrata riconciliata, nonostante le storie di profonda sofferenza alle spalle.

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