La tattica del “decretone”

Palazzo Chigi, 13/05/2020 – Conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio dei Ministri con il Presidente Conte e i ministri Bellanova, Gualtieri, Patuanelli e Speranza. (governo.it)

La scelta di optare per un decreto “omnibus al cubo” sembrava la più adatta per costringere tutti alla convergenza: se vuoi le norme che servono a te, devi dire di sì anche a quelle che vogliono gli altri. Di solito funziona. Certo normalmente un decreto può essere “omnibus” (dal nome dei carrozzoni a cavallo su cui potevano salire tutti e che spesso erano sovraffollati) ma il numero degli interventi non va oltre certi limiti. Una roba come quello che forse quando i lettori leggeranno questo pezzo sarà approvato (ma non è detto) non si era però mai vista: al momento sono 258 articoli in un testo che si aggira sulle 500 pagine (ma in versioni precedenti sembra fosse arrivato a 700 pagine).

La novità è data ovviamente dall’importo della cifra impegnata: 55 miliardi, quasi due “finanziarie” sommate insieme. Proprio questo stanziamento così cospicuo ha indotto ad un assalto alla diligenza degno di miglior causa: da un lato tutti i partiti e tutte le varie lobby si sono buttate a chiedere di veder riconosciuti sostegni per i loro protetti; dal lato opposto tutte le burocrazie ministeriali sono partite all’assalto per vedere sistemate, con la scusa dell’emergenza, tutte le “pendenze” di vario genere che erano rimaste aperte. Il ragionamento che si è fatto è banale: o si ottiene qualcosa adesso o chissà quando si potrà tornare a parlare di spesa pubblica.

Il risultato temiamo sia un pastrocchio in cui si accumulano cose senza connessione: si va da un nuovo finanziamento ad Alitalia, ai bonus per bici e monopattini elettrici, dalla regolarizzazione dei migranti già presenti sul territorio ai bonus per le babysitter e le vacanze e si potrebbe continuare a lungo. In generale si dice che sia in corso un confronto fra due filosofie: una di sostegno alle attività imprenditoriali, cioè di sviluppo economico, ed una assistenzialistica di distribuzione di sussidi vari qua e là. La rappresentazione è schematica e finisce per non affrontare il vero nodo del problema, che è la mancanza quasi totale di una visione sul come uscire dalla recessione che si prospetta.

Sarebbe facile dire che sparpagliando bonus e roba simile qua e là non si risolverà molto. Oltre tutto dare poi concretamente questi soldi è meno facile di quanto sia prometterli. Non è poi difficile immaginare che a fruire di questi aiuti avranno molte difficoltà le fasce meno abbienti della popolazione che non hanno la cultura per affrontare questi percorsi (e magari non sranno neppure a conoscenza della loro esistenza).

Peraltro non è che il governo si mostri più efficiente nell’allocare aiuti di sostegno alle imprese. Tutti si scagliano contro la burocrazia, e non mancano certo le ragioni per farlo, ma sul versante opposto a scegliere di dare tutto su semplice richiesta si corre il rischio molto concreto di finanziare soggetti che non ne hanno diritto a danno di altri: tutti sanno come funzionano le cose nel nostro paese …

A complicare il quadro ci sono le intemperanze dei Cinque Stelle, che rappresentano il vero tarlo che sta svuotando questo governo. Non si vuol negare che tutti i partiti spingano per ottenere qualcosa per i propri protetti, siano questi settori importanti dell’economia nazionale o piccole lobby di nicchia, ma solo i pentastellati perseguono politiche la cui ragionevolezza, anche minima, non si riesce proprio a cogliere. Che senso ha opporsi per esempio all’utilizzo dei soldi che mette a disposizione, senza condizioni, il MES? Oppure opporsi alla regolarizzazione temporanea di migranti che comunque già sono presenti sul nostro territorio e che è meglio poter controllare che lasciare nell’ombra dandoli in mano allo sfruttamento se non al crimine? E a cosa serve impuntarsi sul dare un reddito di emergenza una tantum attraverso l’INPS che non riesce a far bene neppure i propri compiti, anziché mettere al lavoro i comuni che hanno spesso buone strutture di assistenza sociale?

Il fatto è che M5S ha bisogno di far vedere che ha una capacità di condizionare la politica italiana, capacità che è andata persa da tempo perché è un partito allo sbando. Purtroppo i numeri parlamentari gli consentono questi giochetti e il premier Conte è troppo debitore nei loro confronti per essere capace di imporsi. Così la tattica migliore finisce per essere quella del “decretone” grazie al quale ognuno si illude di potersi presentare come vincitore ai propri seguaci, mentre si finirà probabilmente in una palude di norme scarsamente funzionanti che genereranno rabbia anziché consenso sociale.

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