Gesù è radicale

Domenica 25 ottobre 2020 – Trentesima domenica del tempo ordinario anno A

Es 22,20-26; Sal 17; 1 Ts 1,5c-10; Mt 22,34-40

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: amerai il tuo prossimo come te stesso». (Mt 22,37-39) Il maestro della legge, che cerca di tendere una trappola a Gesù, forse non sa che Cristo testimonia in tutti i Vangeli un rapporto molto libero verso i comandamenti e la sua risposta è perciò sorprendente, fuori da ogni aspettativa; cita e corregge radicalmente Deuteronomio 6,5 che è il credo di Israele e lo separa dai comandamenti, per farlo diventare il comandamento, perché l’amore verso Dio e verso il prossimo è il fondamento e il modo di vivere la fede.

L’invito è ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta la vita, in ogni atto, gesto e pensiero; amarlo con tutta l’anima, con quel soffio con cui Dio all’inizio ha fatto vivere l’uomo, quindi sapendo di appartenere a Lui; amarlo con tutta la mente (Lv.6,5 diceva «con tutto il tuo molto»), non limitandosi a quello che si ha, ma progettando ogni passo amando. E Gesù aggiunge subito che il secondo comandamento è simile: «La novità è che il primo comandamento è amare Dio e il secondo è uguale a quello. Perché? Perché Dio si è fatto uomo e amando l’uomo si ama Dio» (Silvano Fausti) Gesù unisce il “divino” con l’ “umano” e rende inseparabile l’uno dall’altro «in modo che è un’illusione e un inganno pensare che uno è in buoni rapporti con Dio se si relaziona male con qualcuno, chiunque sia.» (J. M. Castillo)

E’ però sotto gli occhi di tutti che per molti uomini del nostro tempo, credenti e no, ciò che veramente conta è il pensare a se stessi, escludendo l’altro o, al massimo, sopportandolo, o persino rendendolo un nemico da combattere. Creando nemici, infatti, ci si può affidare a un capo «carismatico» che detti dall’alto le regole della convivenza, esonerando la massa dalla fatica di vedere nella società e nel mondo fratelli e sorelle legati insieme da un unico destino. La tentazione terribile di troppe persone è dunque quella di non occuparsi di quei temi che possono permettere una vita dignitosa per tutti: economia, politica, pace, guerra, ambiente, ecc. Di tutto questo ci si occupa, eventualmente, se qualcosa interferisce col nostro personale benessere. «Ma allora è troppo tardi ed è inutile: l’individualismo… o il passivo abbandono all’autorità rendono impossibile o illogica anche la ricerca del proprio benessere individuale. Sparisce l’etica, ma con essa sparisce anche l’individuo». (E. Chiavacci) Nessuno può essere estromesso dalla vita di nessuno, o lasciato ai margini della società, perché l’amore di cui parla la Bibbia è universale: «Il forestiero dimorante tra voi lo tratterete come colui che è nato tra voi. Tu l’amerai come te stesso». (Lv 19,34) «Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». (Mt 5,44). Gesù è davvero radicale, indica come meta per ciascuno un amore totale, supremo: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati». (Gv. 15,12) Non c’è amore per Dio, se non c’è amore per il prossimo. Lo dice in maniera limpidissima Giovanni nella sua prima lettera: «Se uno dicesse: io amo Dio e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio ami anche il fratello». (1 Gv 4,20-21) Il cristiano ha in Gesù il modello e l’esempio nell’ amore per il Padre e nel suo amore per i fratelli, perché il prossimo ha cuore, voce, corpo simili a Dio.

So uscire da me stesso e mettermi in ascolto? Vivo la mia vita di cristiano nella consapevolezza che posso amare Dio solo se mi impegno per ogni uomo che il Signore mi farà incontrare?

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