25 gennaio 2026 – Terza domenica del tempo ordinario – A
Domenica della Parola
Is 8,23b-9,3; Sal 26 (27); 1Cor 1,10-13. 17; Mt 4,12-23
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17)
Gesù si stabilisce a Cafarnao, “villaggio della consolazione”: luogo della parola, delle guarigioni, della liberazione; spazio di amicizia e quotidiana convivenza. Qui comincia a predicare: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17). Sorprendentemente, il primo gesto con cui rende visibile il regno non è guarire né insegnare, ma chiamare qualcuno a condividere la sua vita. Il segno iniziale dell’irrompere del regno nella storia è la nascita di una fraternità chiamata a seguirlo fino alla croce, per essere testimone della sua risurrezione e luogo della sua presenza (Mt 18,20).
La nuova comunità nasce da due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. È un seme piccolo, fragile, ma già portatore di una promessa grande: la fraternità. Non più soltanto vincoli di sangue, ma una parentela nuova che si raduna intorno all’unico Padre (Mt 23,9) e si lascia guidare dall’unico Maestro, il Cristo (Mt 23,10). In questo nucleo germinale si rivela la logica del regno: non individui isolati, ma fratelli e sorelle che camminano insieme, chiamati a diventare segno vivo della presenza di Dio.
Gesù li vede mentre cammina lungo le sponde del lago. Nella Scrittura mari e laghi simboleggiano il male, dimora dei mostri marini. Per questo l’Apocalisse annuncia che nella nuova Gerusalemme il mare non esisterà più (Ap 21,1): l’incontrollabile sarà sotto il controllo di Dio. I quattro lavorano a contatto con queste acque: sono pescatori. Gesù li raggiunge nella loro quotidianità con una duplice prospettiva: “Seguitemi” – la sequela; “Vi farò pescatori di uomini” – la missione.
La prima chiamata è a “stare con Gesù”, a seguirlo: mettere il piede sulle sue orme, ritmare il passo con il suo, assumere la sua mentalità, specchiarsi in Lui fino a diventare una cosa sola con Lui. Solo dopo potranno essere inviati a compiere i suoi gesti e proclamare le sue parole. Matteo sottolinea che Gesù prende l’iniziativa: “Mentre camminava vide…”. Il suo sguardo penetra nel cuore e davanti ad esso non si resiste. Affascinati dalla sua persona, lasciano tutto. La prima scena mette al centro le reti, il lavoro: seguire Gesù significa lasciare la sicurezza economica e la stabilità sociale. La seconda evidenzia i legami affettivi: seguire chiede di lasciare il padre e la famiglia, la sorgente della propria identità. Gesù domanda di lasciare tutto per porre in Lui la propria sicurezza e la sorgente della propria identità.
Camminando dietro a Lui, i discepoli impareranno che seguire significa servire. Diventeranno “pescatori di uomini” quando avranno contemplato in Gesù l’amore crocifisso che scenderà come luce nelle tenebre, fino agli abissi del peccato e della morte. Seguendo assimileranno la logica di Dio: non quella del potere, ma quella del Messia mite e umile, fratello degli scartati – affamati, malati, stranieri, carcerati. La sequela del Crocifisso richiederà disponibilità totale, ma li trasformerà in semi di un mondo nuovo, germogli di speranza che fioriranno oltre la morte.
In questa Domenica della Parola siamo invitati a riscoprire la Scrittura come il nostro luogo d’incontro con il Signore. Come i primi discepoli, anche noi siamo chiamati a lasciarci raggiungere dalla Parola che risuona sulle rive della nostra quotidianità, a lasciare le reti e purificare le sorgenti della nostra identità per “stare” con Lui e “diventare” Lui.
Chiediamoci: Quali reti ci trattengono? A quali padri continuiamo ad aggrapparci?