Fare memoria della Shoah è diventato più difficile. La drammatica situazione della Cisgiordania e il genocidio del popolo palestinese a Gaza dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre hanno confinato nel passato il genocidio del popolo ebraico durante la Seconda guerra mondiale, quasi che non avesse ormai più nulla da dirci. Tuttavia credo che nella Giornata della memoria – istituita nel 2000 per fare memoria della Shoah e ricordare le responsabilità di coloro che commisero terribili efferatezze – sia importante ritornare alle pagine di chi sopravvisse e scelse di raccontare affinché l’umanità non cadesse nuovamente in una tale disumanità.
Fu quell’abisso di malvagità che condusse il giurista polacco Raphael Lemkin a coniare il termine “genocidio”, che prima non esisteva, e a condurre l’ONU ad approvare la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio il 9 dicembre 1948, il giorno precedente all’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quasi a dire che prima di proclamare i diritti umani, dobbiamo impegnarci concretamente per impedire ogni scivolamento nello sterminio di interi popoli. Altrimenti – insegnava Simone Weil – la proclamazione dei diritti umani può suonare offensiva per coloro che sono vittime di una violenza quotidiana e sistematica.
In questa prospettiva ha senso continuare a fare memoria della Shoah. Primo, perché lo sterminio della popolazione ebraica europea resta una delle pagine più oscure nella storia umana, e non esistono paragoni con altri genocidi che la possano cancellare. Di fronte a un genocidio, ci insegna la Convenzione del 1948, non è lecito dire «Sì, però anche loro…» o «Però ci sono stati anche altri genocidi…», quasi ci fossero genocidi di serie A e di serie B o responsabilità delle vittime che lo giustificano.
Ogni genocidio resta inescusabile sul piano morale e su quello giuridico, perché cancella la dignità umana e punta all’eliminazione organizzata e sistematica di un gruppo o di un popolo. E se i discendenti di un gruppo che ha subito un genocidio diventano a loro volta responsabili di un genocidio, per questo devono essere giudicati, senza che ciò che hanno subito i loro padri e le loro madri venga sminuito o dimenticato.
Secondo, ogni genocidio ha specificità che lo rendono per molti aspetti un unicum: la Shoah è diversa dai genocidi del Rwanda, di Srebrenica, della Cambogia, dei Rohingya, di Gaza. Ma il fatto che ogni genocidio, collocandosi nella storia, sia un unicum non significa che esso sia l’unico. Ciò significa che nella storia umana la volontà genocidaria è un pericolo sempre presente che, pur manifestandosi in modalità diverse, obbedisce alla stessa logica. La burocratizzazione e la tecnicizzazione dello sterminio del popolo ebraico da parte dei tedeschi sono agli antipodi rispetto ai metodi usati dagli hutu per sterminare i tutsi; ma la volontà genocidaria è la medesima.
Terzo, per comprendere cosa significa volontà genocidaria occorre collocarsi dalla parte delle vittime, che comprendono come nessun altro la volontà di cancellarle dalla faccia della terra. Le distinzioni politiche che spesso si fanno per giustificare i massacri sono sovrastrutture che per le vittime non hanno nessun senso. Le vittime, e solo loro, sentono la portata di un odio nei loro confronti che supera ogni motivazione e tende a farle sparire dal mondo. In questo senso i genocidi hanno sempre confini geografici, entro i quali ci sono donne, uomini, bambini e bambine che devono essere cancellati: la purezza della razza è la premessa di ogni volontà genocidaria. E oggi non è meno presente di un tempo, anche nelle società democratiche.
Ma soprattutto un genocidio tende a rimuovere la storia dei singoli, che spariscono nei numeri delle fosse comuni della storia. Per questo oggi è così importante recuperare la vicenda umana delle vittime che hanno un volto, un nome, una dignità; e fare tutto ciò che ci è possibile per smascherare, e consegnare al giudizio della storia prima ancora che alla giustizia, coloro che – anche nelle società democratiche – vorrebbero cancellare con la violenza interi gruppi umani.