I cuochi dell’Alleanza del Trentino: protagonista il Broccolo di Torbole

Continuano a portare avanti la valorizzazione dei Presìdi Slow Food, i Cuochi dell’Alleanza del Trentino. Protagonista dei mesi invernali il Broccolo di Torbole che, salvato ormai qualche anno fa dalla scomparsa grazie al primo nucleo di contadini, è sempre più presente nelle tavole trentine.

Il Broccolo di Torbole è coltivato oggi da cinque aziende agricole del Garda Trentino – Luca Rigatti, Aldo Rosà, Matteo Briosi, Ghezzi e Planchenstainer, che cura anche la riproduzione dei semi. Si coltiva in una fascia di terra molto ristretta, a poche centinaia di metri dalla riva nord del Lago di Garda, nei comuni di Nago-Torbole e Arco. Qui la presenza del lago e l’azione del vento Pelèr, proveniente da nord-est, creano un microclima particolarmente favorevole: anche nei mesi invernali la brina non si forma, evitando danni alle infiorescenze e permettendo una coltivazione che altrove sarebbe impossibile. Un ortaggio che è anche un concentrato di salute. Uno studio dell’Università di Trento ha evidenziato infatti come questo broccolo presenti un contenuto medio di 138 micromoli di glucosinolati per 100 grammi di prodotto, composti bioattivi oggi ampiamente studiati per il loro ruolo antiinfiammatorio e di prevenzione di alcune patologie.

Giovedì 19 febbraio la Locanda delle Tre Chiavi di Isera, in collaborazione con Slow Food Trentino, propone una serata nella quale non solo sarà possibile assaggiare il Broccolo di Torbole ma anche comprenderne meglio la storia e le modalità di allevamento. Gli interventi che accompagneranno la cena spiegheranno, inoltre, cosa è un Presidio Slow Food e perché sia così importante la loro custodia per gli ecosistemi e la biodiversità.

Sergio Valentini e Anna Rita Di Nunno, gli storici osti della locanda, ospiteranno nelle loro ricette anche un “cugino” del broccolo gardesano: il Broccoletto di Custoza, che viene coltivato sulla sponda sud del Garda, sempre in inverno.

L’iniziativa si inserisce nel lavoro più ampio di Slow Food per valorizzare le filiere locali, rafforzare il legame tra cuochi e produttori di piccola scala e promuovere una cultura gastronomica capace di tenere insieme territorio, ambiente e dimensione sociale, nel segno del cibo buono, pulito e giusto.

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