Il ripristino della ex strada militare tra Bocca d’Ardole e la sella di Cima Vignola non risponde solo a esigenze di collegamento escursionistico e di servizio: “Il muro che sostiene un tratto del percorso è una vera opera d’arte – spiega l’architetto Alessandro Andreolli incaricato della progettazione architettonica – e l’intervento mira a consolidare e conservare le 2 parti originarie ancora presenti, andando poi a “risarcire” la parte crollata nel 2019″. Il progetto, che prevede una spesa complessiva di circa mezzo milione, è stato presentato al Consiglio comunale del 5 marzo, per la sua approvazione in linea tecnica: passaggio necessario per proseguire l’iter e chiedere il contributo provinciale.
È lo stesso architetto a fornire i dettagli. “È sempre interessante lavorare su opere nate più di 100 anni fa con una funzione specifica, in questo caso bellica, e pensarne il potenziale odierno. La strada fu costruita tra il 1916 e il 1917 dall’Esercito italiano per approvvigionare le artiglierie. In epoca recente, è diventata collegamento di servizio per gli impianti sciistici e sentiero Sat, parte anche del Sentiero della Pace e di percorsi tematici del Parco Naturale Locale di Monte Baldo e de “Il Percorso della nostra storia”.
Il crollo è del 2019. La strada è caratterizzata dalla presenza di 7 muri e quello di cui parliamo è il più grande: circa 30 metri di lunghezza per 10,5 di altezza. La porzione staccata è di circa 11 metri. La sfida architettonica è far dialogare la “risarcitura” con quanto rimasto e col paesaggio, tenendo assieme esigenze strutturali e figurative/evocative in un progetto unitario. Anche per questo il lavoro ha visto il coinvolgimento dell’ingegnere Ruggero Cazzolli che ha curato la progettazione strutturale, e della geologa Mara Dossi.
Il manufatto originario è costruito in corsi orizzontali di grandi pietre, tutte lavorate. Non è possibile recuperare i massi crollati a valle e, comunque, non è pensabile ricostruire con la medesima tecnica, ovvero il muro a secco. Siamo a strapiombo, sopra il Castello di Avio, e non si potranno usare i normali mezzi d’opera: molte lavorazioni richiederanno l’elicottero. Anche per questi motivi, ma soprattutto per relazionarsi al carattere del luogo, la scelta del calcestruzzo: i colori sono conformi al contesto, armonizzandosi coi grigi della parete rocciosa e dei tratti di muro originari. La parte risarcita verrà arretrata minimamente rispetto all’esistente; la superficie nuova verrà incisa e scalfita per “dialogare” coi tratti di muro rimasti, che saranno consolidati collegando lato esterno con interno, ancorandoli poi alla roccia retrostante.
L’intervento complessivo prevede anche un ulteriore ripristino, poco distante: “Un altro muro crollato, ma qui parliamo di un manufatto molto più piccolo: un crollo di 4 metri per 2,5 di altezza. Non solo: la conformazione del terreno ha impedito alle rocce di franare a valle, per cui il ripristino avverrà reimpiegano il pietrame originale”.