A Lavis dal 10 al 12 aprile torna il festival della fantasia: 25 appuntamenti per grandi e piccoli

Tornerà dal 10 al 12 aprile uno degli appuntamenti culturali dedicati ai bambini, alle bambine e alle famiglie: “Lavis fa storie”, il festival della fantasia che trasforma il centro del paese in uno spazio di narrazione, gioco e immaginazione condivisa.

Giunto alla terza edizione, il festival è promosso dal Comune di Lavis con la direzione artistica di Alessandra Comparozzi, la presidente dell’associazione Birba che dal 2018 cura “Birba chi legge” Festa delle Storie, ad Assisi.

Anche quest’anno “Lavis fa storie” proporrà un programma molto ricco: 25 appuntamenti in due giorni e mezzo, tra spettacoli, narrazioni, letture ad alta voce, laboratori ed esperienze sensoriali dedicati ai più piccoli. Il festival si svilupperà in diversi luoghi del paese: da via Roma, che per l’occasione sarà animata da giochi in legno e attività per tutte le età, al parco urbano e all’anfiteatro, dove si svolgeranno alcune delle iniziative più spettacolari. Tra le proposte in programma ci saranno spettacoli di teatro e circo contemporaneo, narrazioni itineranti e installazioni immersive. Non mancheranno attività e laboratori creativi dedicati ai bambini da zero a tre anni.

Tra gli appuntamenti più particolari: “Il bambino orso” della compagnia Molino Rosenkranz, uno spettacolo di narrazione dove piccoli gruppi di adulti e bambini potranno ascoltare storie seduti in cerchio all’interno di una yurta, e “Arcipelago”, un progetto internazionale della compagnia Teatro Telaio: un’esperienza sensoriale composta da venti piccole tende che i bambini potranno esplorare liberamente.

“Le storie sono un collante – racconta Comparozzi – hanno il potere di farci riscoprire il valore della socialità. In un momento storico complesso come quello che viviamo, la narrazione ci aiuta a leggere il presente e a mantenere una visione di speranza verso il futuro”. In un’epoca dominata dagli schermi e dalla comunicazione digitale, il festival propone dunque un modo diverso di fare comunità, con momenti di ascolto e partecipazione senza digitale, in cui la relazione tra grandi e piccoli torna al centro. “Ritrovarsi insieme ad ascoltare storie, senza telefoni, è già di per sé una piccola conquista”, spiega Comparozzi.

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