Referendum giustizia, le ragioni del no: parla la pm Alessandra Liverani

Tra i promotori delle ragioni del “no” c’è la pubblico ministero del Tribunale di Trento Alessandra Liverani.

Perché è importante per i cittadini il referendum sulla giustizia?

Perché si tratta di una riforma che non ha un contenuto solo tecnico. È una riforma che incide profondamente su quella parte della Costituzione che i nostri costituenti, nel 1946 e nel 1947, hanno dedicato alla struttura del coordinamento giudiziario. Si tratta di temi fondamentali. I cittadini dovrebbero essere interessati a questo referendum perché, se vincesse il “sì”, ci sarebbero delle conseguenze tra i poteri dello Stato, che sono tre: potere giudiziario, potere esecutivo e potere legislativo. Questa riforma modifica la struttura del Consiglio Superiore della Magistratura, creando due CSM, uno per i giudici e uno per i pm: in ambedue questi organi i componenti magistrati saranno sorteggiati in modo del tutto casuale, mentre quelli di nomina politica saranno sorteggiati in una rosa scelta dal Parlamento. La riforma toglie anche il potere disciplinare al CSM, introducendo un’Alta corte, dove i magistrati saranno di nuovo sorteggiati.

Allora bisogna chiedersi: quale garanzia di serietà e indipendenza danno un CSM e una Corte disciplinare composte da magistrati scelti a caso? Si dice che in tal modo si spazzeranno via le correnti, ma questa soluzione rischia di buttare, come si dice, il bambino con l’acqua sporca: invece di trovare rimedi seri ai problemi della giustizia e alle derive delle correnti si pregiudica in modo grave l’indipendenza della magistratura.

Qual è la ragione principale del “no”?

Le norme che la Costituzione italiana dedicano al “giurisdizione”, in particolare all’articolo 111 della Costituzione che ha introdotto il principio del giusto processo, non richiedono la separazione delle carriere, ma quella delle funzioni. Richiedono, cioè, che il pubblico ministero svolga una funzione sostanzialmente diversa da quella del giudice. Il pubblico ministero ha il compito di individuare i reati e sostenere l’accusa, mentre il giudice ha il compito di giudicare la fondatezza delle accuse. Di conseguenza, se, come è effettivamente già adesso, e se restano queste due diverse posizioni, non vi sarà una lesione a giusto processo. Quindi non è necessario separare definitivamente le carriere. Anche perché, e questo è bene sottolinearlo, una separazione delle carriere nei fatti c’è già. Da anni ormai i magistrati non possono passare liberamente da una carriera all’altra, cioè il pm non può diventare giudice, e il giudice non può diventare pm, se non cambiando regione e solo entro i primi 10 anni di carriera. Si stima che siano meno dello 0,5% ogni anno i magistrati che effettuano questo passaggio. Quindi veramente pochissimi. Il principio di terzietà del giudice, cioè l’interesse
che il giudice non sia una persona che fino al giorno prima ha fatto il pm nello stesso territorio, è appunto salvaguardato dal fatto che chi cambia carriera deve anche cambiare regione.

Con la riforma il sistema si avvicinerebbe ad un altro sistema europeo?

In realtà è molto difficile fare comparazioni tra sistemi giudiziari. Alcuni fanno esempi a mio parere non corretti. Molti citano la Francia e dicono che in Francia c’è la separazione delle carriere e che i pubblici ministeri sono sottoposti alle direttive dell’esecutivo. Il che è vero. Però dimenticano di dire che in Francia il sistema è completamente diverso dal nostro. In Francia c’è il giudice istruttore, che è colui che ha il ruolo di gestire le indagini e di decidere se fare il processo. E riveste sostanzialmente un ruolo equiparabile a quello che riveste il pubblico ministero in Italia. Mi guarderei quindi bene dal fare indebite comparazioni con i sistemi stranieri. La verità è che se la riforma venisse approvata il sorteggio dei componenti di un organo di rilievo costituzionale sarebbe un caso unico al mondo.

In queste settimane di campagna che impressioni state raccogliendo?

In Trentino c’è un grandissimo interesse verso questo referendum. Come “Comitato Giusto dire NO”, composto da magistrati, avvocati, professori e cittadini non giuristi, abbiamo già organizzato molti incontri e siamo a disposizione per organizzarne altri. Credo che le persone fatichino molto a capire il contenuto tecnico della riforma. Ma quello che devono capire è che dietro il contenuto tecnico si cela un disegno preciso. E soprattutto credo che debbano tenere a mente, proprio perché il contenuto tecnico della riforma è un po’ difficile da capire, come è stata approvata questa riforma: senza che nessun emendamento presentato dall’opposizione in Parlamento sia stato tenuto in conto, senza che ci sia stata alcuna modifica al disegno di legge.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina