La notizia
Dopo vari rinvii legati alle vicende dell’aula, questa tornata consiliare ha visto finalmente il via libera per il testo unificato dal titolo quasi programmatico: “Sistema integrato delle politiche strutturali per la promozione del benessere familiare e della natalità”.
Varato il provvedimento, che va a istituire alcune strutture assolutamente nuove come lo sportello unico e l’Agenzia per la famiglia e chiama ad ulteriore collaborazione le realtà dell’associazionismo familiare, ora si attendono regolamenti coerenti che possano dare operatività ai principi enunciati e allo spirito del “territorio amico della famiglia”, spesso invidiato anche dalla stampa nazionale.
Vita Trentina, 24 febbraio 2011
La legge provinciale 2011 sui Servizi alla Famiglia resta un caposaldo dell’autonomia e della specificità che un territorio dovrebbe saper esprimere. Il Consiglio Provinciale del tempo – presidente Dorigatti, assessore alle politiche sociali Ugo Rossi – seppe affrontare quella sfida con un’aula unita, unificando ben cinque diversi testi di legge . Non ci si limitò a stanziare risorse per la famiglia, 16 milioni di euro (non pochi, anche se oggi appaiono irrisori a fronte delle spese militari) ma con Sportello e Agenzia si posero le basi per fare del Trentino un “territorio amico della famiglia”. Sull’onda del successo della legge, anche mediatico, vi furono poi alcune ricadute più o meno auto-celebrative, come il monumento alla famiglia in piazza Dante e un Festival dedicato, appunto, alla famiglia.
Ma 15 anni dopo cosa resta di quella stagione? E i problemi delle famiglie? Restano le fondamenta allora poste e la conferma di due realtà, politiche e sociali da tempo conosciute, ma spesso dimenticate. La prima è che a fronte di problemi fondamentali e comuni anche i partiti politici, con ideologie, ambizioni e interessi diversi possono e debbono sapersi unire, la seconda che la famiglia non è una realtà da prendere per scontata, ma presenta aspetti diversi, difficili, spesso contraddittori sia nei rapporti interni che in quelli esterni. Richiede attenzioni costanti (le nonne lo sapevano bene), ma resta comunque la cellula primaria per ogni crescita personale e comunitaria. La legge del 2011 appare un passaggio necessario, ma non sufficiente nell’affrontare i problemi della “questione famiglia” che nel frattempo si sono aggravati, come sottolineano numerose segnalazioni di scrittori, psicologi, formatori.
Si va da una demonizzazione della famiglia, visto come luogo chiuso che comprime le esperienze individuali ,invece di promuoverle “all’aumento dei reati violenti da parte di adolescenti, sintomo – come ha scritto nella sua più recente relazione Anna Berloffa, Garante dei minori – di malessere profondo, alimentato da paure e isolamenti”. Sono condizioni che non è certo l’aumento di carcerazione a risolvere, perché, anzi, il carcere aggrava, diventando esso stesso esperienza amara, quando non scuola di violenza. Così come non bastano gli aiuti economici per ridurre, o almeno frenare il crollo delle nascite, la cui origine sempre più va ricercata nella crisi dei rapporti fra uomo e donna, una crisi di relazioni pur nella crescente libertà di comportamenti raggiunta. Non basta una legge per affrontare queste situazioni, non esistono scorciatoie: forse un più completo quadro legislativo, meno formale e burocratico e più proteso a promuovere convivenza, relazioni e vivibilità fra le generazioni, potrebbe risultare utile, accanto a un rinnovato comune impegno etico e culturale (anche nella Chiesa, che pure, a livello diocesano, aveva predisposto, negli anni Novanta un piano pastorale triennale per la famiglia).
L’ultimo episodio che tanto clamore ha suscitato sulla stampa, quello dei figli strappati ai genitori che volevano vivere nel bosco, può forse fornire, alle agenzie educative qualche suggerimento. E forse incoraggiare anche a rileggere il bellissimo libretto “Due ragazzi nel bosco” che conduce quasi per mano ad affrontare il bosco come scuola di vita, con prudenza ma anche come esempio di libertà e crescita libera, posto che i giovani, nella loro crescita, hanno bisogno di ambienti che favoriscano le relazioni e al tempo stesso promuovano una iniziazione alla vita. Ne è autore il prof. Ezio Mosna, un grande insegnante e didatta alle Medie, oltre che naturalista.
La famiglia potrebbe assolvere a questa funzione, ma oggi ciò è reso più difficile da una situazione che la scrittrice Susanna Tamaro ha esposto con chiarezza, senza nascondersi dietro il “politically correct” sul Corriere della Sera del 12 marzo. “Da qualche tempo – ha scritto – sento montare un clima di disprezzo sempre più diffuso verso ciò che ricorda l’importanza della famiglia e dell’amore coniugale”, parlando poi, a proposito dei ragazzi nel bosco di una famiglia “devastata da una psichiatrizzazione forzata”.
È sempre difficile giudicare, ma certo vivere con papà e mamma in una baita nel bosco appare più educativo che stare chiusi in camera, nel grattacielo di una metropoli, o nella “vela” di un quartiere degradato. Così come è vero che gli spunti educativi, a un ragazzo o a una ragazza, non provengono solo dai genitori, ma dalle relazioni multiple, i fratelli, gli zii, i cugini, gli amici, che la famiglia offre in uno scambio reciproco non solo di affetti, ma di suggerimenti, stimoli, incoraggiamenti e freni, spunti di vita e aiuto.
In molti casi sono gli stessi figli ad aiutare i genitori in difficoltà nei loro rapporti e questo fa crescere la loro responsabilità e rende più preziose le piccole gioie vissute insieme. È una partita difficile, su più fronti, ma che merita di essere affrontata. Insieme: dai “servizi” alla famiglia, all’“aiuto” a crescere in una famiglia e a farne parte.