Vede la fine la lunga e combattuta campagna referendaria in vista del voto popolare chiamato a confermare o meno la riforma della magistratura proposta dal governo Meloni. Domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15 le urne saranno aperte per permettere ai cittadini aventi diritto di esprimersi sul referendum che, in quanto costituzionale, non necessita del raggiungimento del quorum. L’esito della consultazione dipenderà quindi soltanto dal numero dei voti validamente espressi: se dovesse vincere il Sì, il disegno di legge proposto dal ministro della Giustizia Nordio sarà approvato. Se a prevalere dovesse essere il No, la modifica verrebbe respinta e rimarrebbe in vigore l’attuale testo della Costituzione.
COSA, COME E PERCHÉ?
La legge costituzionale oggetto del referendum, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale numero 253 del 30 ottobre 2025, prevede, in sintesi, l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, l’estrazione a sorte dei componenti e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari. Per votare, è necessario presentarsi al seggio indicato sulla propria tessera elettorale muniti di tessera elettorale e documento di identità valido (la carta di identità, anche se scaduta, è valida per l’identificazione, così come la ricevuta rilasciata dall’ufficio Anagrafe al momento del rinnovo).
Gli elettori dovranno rispondere a un unico quesito, barrando con una croce la risposta scelta. Il referendum ha carattere confermativo, quindi, come detto, chi vota Sì esprime la volontà di approvare la legge di modifica della Costituzione, chi vota No esprime la volontà di respingere la legge di modifica della Costituzione.
Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura dei seggi.

LA PROTESTA PER GLI ESCLUSI
Se il quorum, per questa volta, non rappresenta un ostacolo rispetto all’esito della consultazione, resta alta l’attenzione per il dato dell’affluenza che, almeno secondo alcuni sondaggisti, potrebbe essere determinante nel far pendere la bilancia sull’uno o sull’altro risultato.
Un monito contro l’astensionismo involontario, causato dalle carenze legislative, arriva a pochi giorni dal voto dall’associazione
Più Democrazia in Trentino, che denuncia come “nonostante i ripetuti appelli, anche per questa tornata referendaria non sono state previste modalità di voto agevolate, costringendo migliaia di cittadini a rinunciare al proprio diritto costituzionale, limitando così la partecipazione democratica”.
“In Trentino oltre 70.000 concittadini saranno di fatto esclusi. Più di 50.000 lavoratori e studenti trentini fuori sede che, a causa della mancata reiterazione delle norme temporanee di voto nel domicilio, dovrebbero affrontare viaggi proibitivi per tornare al seggio di residenza. Ma parliamo anche di almeno 25.000 anziani e persone con mobilità ridotta che, non essendo ‘allettati’, non hanno accesso al voto domiciliare e non sono in condizione di recarsi fisicamente alle urne”, spiagano i rappresentanti dell’associazione, chiedendo alla Giunta Provinciale e ai rappresentanti trentini in Parlamento un impegno formale affinché questa sia l’ultima consultazione caratterizzata da tale discriminazione.
IN CHIUSURA DI CAMPAGNA
Prima del “silenzio elettorale” che, social permettendo, accompagnerà le 24 ore che precedono l’apertura dei seggi, i comitati si preparano a chiudere la loro campagna anche in Trentino. I promotori del No si troveranno venerdì 20 marzo in piazza d’Arogno a Trento alle 17 per un evento che vedrà gli interventi di esponenti della società civile che condividono le ragioni del No al referendum, oltre a musica, cibo e bevande e l’occasione per un ultimo confronto. Nello stesso giorno, sempre alle 17, si troveranno nel capoluogo anche i partiti che sostengono il Sì (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, La Civica, Noi Trentino e Lista Fassa), che chiuderanno la campagna referendaria con una conferenza stampa in Largo Carducci, angolo con Via del Sinonimo.