Per le Acli Trentine, “la proposta di realizzare un termovalorizzatore da 100.000 tonnellate annue risulta innanzitutto insostenibile dal punto di vista economico e solleva alcune questioni di coerenza rispetto alle quantità effettive di rifiuto residuo prodotte in provincia, che risultano significativamente inferiori. Una infrastruttura di tali dimensioni richiede una verifica approfondita del rapporto tra capacità impiantistica e fabbisogno reale nel medio-lungo periodo”.
“Un impianto di incenerimento – proseguono le Acli Trentine -, per essere economicamente sostenibile, richiede continuità di alimentazione. Nel nostro caso questo comporta inevitabilmente due possibili conseguenze: l’importazione di rifiuti da fuori provincia; la progressiva perdita in quantità e qualità delle raccolte differenziate”.
Il primo passo per un’alternativa all’incenerimento, secondo le Acli, “consiste in primo luogo nell’uniformare la raccolta su tutto il territorio provinciale, migliorandone ulteriormente la qualità e la quantità. In secondo luogo si tratta di incentivare ulteriormente i sistemi di recupero dei materiali e dei manufatti riutilizzabili in modo tale da incoraggiare comportamenti virtuosi orientati all’economia circolare e ridurre ulteriormente il rifiuto residuo”.
La fase energetica e la scelta tecnologica
La frazione secca che rimane dopo l’incentivazione della raccolta differenziata, le buone pratiche legate al riuso e il Trattamento Meccanico Biologico, rappresenta una quantità contenuta che va gestita con razionalità. È su questo volume reale — ridotto e coerente con gli obiettivi di ulteriore miglioramento — che deve essere calibrata la soluzione finale.
In questo quadro si inserisce lo “Studio preliminare dei processi di conversione energetica dei rifiuti indifferenziati” inserito in addendum al quinto aggiornamento del Piano provinciale di gestione dei rifiuti dell’Università di Trento e della Fondazione Bruno Kessler che ipotizza vari scenari con tipologie diverse rispetto all’inceneritore che vanno dal Trattamento Biologico Meccanico, al Gassificatore e allo smaltimento fuori provincia. Le Acli ritengono che lo studio elaborato da Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler, in quanto soggetti tecnici qualificati, rappresenti un utile contributo di analisi sugli scenari possibili di gestione della frazione residua. Le diverse opzioni tecnologiche ipotizzate nello studio meritano pertanto di essere approfondite nelle sedi tecniche competenti.
Conclusioni
Le Acli trentine, in coerenza con le valutazioni espresse in campo agricolo da Acli Terra, ritengono “utile procedere nel processo di miglioramento quanti-qualitativo delle raccolte differenziate così come nell’ulteriore perfezionamento degli strumenti connessi al riuso e riutilizzo dei rifiuti. Unitamente a questo va fatto un serio bilancio economico della struttura proposta dalla Provincia autonoma e, nello stesso tempo, vanno verificate le altre soluzioni alternative ad iniziare dalla gassificazione così come indicato dal citato studio portato a termine da Università di Trento e FBK. Non va infine dimenticato che l’Autonomia speciale e l’esperienza accumulata in questi anni sul fronte delle differenziate rappresentano una grande opportunità per il Trentino di diventare un laboratorio e un esempio virtuoso di economia circolare”, concludono le Acli.