Fabbrica di mascherine. Foto Sir

Mercoledì 26 maggio, per il settimo giorno consecutivo, non si registra nessuna vittima da Covid-19 in Trentino. Il bollettino dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari segnala 45 nuovi contagi a fronte di circa 2.500 tamponi analizzati, mentre le vaccinazioni sono ormai arrivate a quota 280.000.

L’effetto dei vaccini è assolutamente determinante, il 35% degli italiani ha ricevuto almeno una dose e se contiamo anche le persone guarite possiamo dire che ormai il 50% della popolazione beneficia di una protezione più o meno elevata”. Il professor Roberto Battiston, docente di Fisica Sperimentale all’Università di Trento e coordinatore dell’Osservatorio sui dati epidemiologici del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento che, in collaborazione con Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, si occupa di stimare l’andamento futuro delle curve della pandemia, mostra ottimismo. Ma invita anche alla prudenza. “Adelante Pedro, con juicio”, potremmo dire scomodando Manzoni, per riassume il Battiston pensiero. L’epidemia è presente e si sta riproducendo con un certo vigore, avverte, ed è importante anche non dimenticarsi di uno strumento fondamentale per la prevenzione: la mascherina.

Roberto Battiston, docente all’Università di Trento e coordinatore dell’Osservatorio sui dati epidemiologici del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento

Professore, come sta evolvendo la situazione in Italia? La pandemia si può considerare arrestata?

“Senza i vaccini non saremmo oggi nelle condizioni di avere riaperto le scuole, i ristoranti e altre attività produttive importanti, e ci troveremmo in una situazione di difficoltà e di forte crescita degli infetti. Oggi in Italia abbiamo circa il 30% degli infetti che avevamo al famoso picco di novembre. L’epidemia è presente e si sta riproducendo con un certo vigore, ma grazie al “muro” che protegge vaccinati – al 25 maggio il 35% degli italiani hanno ricevuto almeno una dose a cui possiano sommare i guariti della seconda ondata (circa il 15% degli italiani)- stiamo ormai veleggiando intorno al 50% degli italiani che sono protetti in maniera più o meno forte. Questo nonostante il virus sia ancora molto attivo nella popolazione: ogni giorno abbiamo circa 2.000 infetti nuovi. I soggetti contagiosi, su 100 persone che incontrano, metà sono protette dal vaccino. È questo che ha ridotto l’Rt ben sotto l’1. Siamo a 0,75 a livello nazionale, ma in diverse regioni è ancora più basso”.

Si va verso il bianco in diverse regioni?

“Sì, il famoso bianco è alle porte in molte regioni: Abruzzo, Liguria, Molise, Sardegna, Umbria, e Veneto. Da qualche giorno anche il Trentino è sceso sotto la soglia di incidenza di 50 settimanali per 100.000 abitanti, soglia che dopo tre settimane porta alle condizioni di regione bianca. Sempre che l’Rt rimanga sotto 1, ma questo ormai è un dato consolidato”.

Il livello di protezione raggiunto è adeguato per assorbire gli effetti delle riaperture fin qui attuate?

“Direi proprio di sì”.

Un ulteriore rilassamento delle misure, con l’avvicinarsi dell’estate, cosa potrebbe comportare?

“Occorre sempre prudenza. Ci stiamo dimenticando di uno strumento fondamentale per la prevenzione: la mascherina. Al contenimento del picco che ci fu a fine novembre 2020, quello che ha portato a 800 mila infetti attivi in tutt’Italia e da cui stiamo ancora scendendo oggi che abbiamo circa 270 mila infetti attivi, ha concorso in modo decisivo l’obbligo di mascherina in pubblico. Se non ci fossero le vaccinazioni la mascherina non sarebbe però sufficiente”.

Colpa di riaperture premature?

Abbiamo sempre riaperto troppo presto. La zona rossa l’abbiamo interrotta troppo presto agli inizi di dicembre”.

Quindi, prudenza.

“ Sarebbe un gravissimo errore parlare oggi, in questa fase, di abolizione della mascherina. Vorrebbe dire negarsi uno degli strumenti più efficaci di protezione nei rapporti sociali. Ricordiamolo sempre: la pandemia è al lavoro in questo momento ed è bloccata nella sua crescita dal numero importante di vaccinazioni, ma anche da un contesto che vede ancora attività chiuse o parzialmente chiuse, l’obbligatorietà della mascherina e una serie di limitazioni dettate dalla prudenza. Senza tutto questo, rischieremmo di ripartire con la diffusione del contagio”.

Di nuovo: prudenza.

“Dobbiamo stare attenti a non agire alla cieca influenzando nel modo sbagliato l’andamento dell’ epidemia. Sta scendendo, ma dobbiamo farla decrescere ancora, prima di intraprendere azioni di cambiamento del comportamento di grandi masse di persone”.

Hanno suscitato scalpore le immagini di festa in occasione di recenti avvenimenti sportivi.

“Siamo sempre impressionati da concentrazioni di persone che non portano la mascherina: è un comportamento da condannare. Ma milioni di Italiani nel loro quotidiano la mascherina la tengono. Sono i grandi numeri che determinano questi processi. Decine di milioni di persone, per fortuna, stanno seguendo le indicazioni del Governo”.

Il primo studio nazionale sull’impatto della vaccinazione anti Covid-19 dice che dopo il vaccino crollano sia il rischio di infezione che quello di decesso e ricovero.

Stiamo superando la soglia psicologica del 50% di persone più o meno protette, tra chi ha ricevuto la prima dose di vaccino e chi è guarito dalla malattia. Questa percentuale è destinata a crescere. Ogni giorno e mezzo vacciniamo l’1% in più, ogni 15 giorni un 10% in più. A giugno ci avvicineremo al 60-70% di vaccinati, valori che si avvicinano alla famosa immunità di gregge. In Israele, superato il 55% di protetti, dopo due-tre settimane il Governo ha deciso di abbandonare le mascherine”.

Si parla di patentino vaccinale, di Green pass europeo.

“Sarà uno strumento fondamentale per aumentare ulteriormente in sicurezza la mobilità. A persone vaccinate posso aprire piscine e palestre, ma devo farlo con cautela se non so se tra chi le frequenterà ci sono persone contagiose o esposte all’ infezione”.

Le aperture scolastiche hanno influito? Se ne è dibattuto nell’ultima tornata del Consiglio provinciale di Trento. Si può pensare di tornare in classe, a settembre, con i numeri pre-Covid?

“Abbiamo tantissimi dati che mostrano che il valore medio dell’età degli infetti è calato. Il virus è attivissimo presso i giovani – e quindi nella popolazione scolastica – ma ora con conseguenze limitate. Fortunatamente sono molto rari i casi mortali tra i giovani. Per le scuole la cosa importante è aver protetto il personale docente e non docente”.

E in famiglia?

“Anche qui, nella misura in cui gli adulti sono vaccinati, la situazione torna sotto controllo. Il contagio è sempre più limitato dal fatto che la popolazione adulta è vaccinata. Però, lo ripeto, ricordiamoci che l’epidemia esiste e si continua a sviluppare con vigore, anche se gli effetti sulla sanità pubblica, con i morti e le persone in terapia intensiva, sono crollati perché il vaccino sta facendo la sua parte”.

E andando verso l’estate?

“L’anno scorso, quando abbiamo riaperto dopo la prima ondata, avevamo un valore di infetti attivi di 15 mila a livello nazionale, ma era contato con i sistemi di tracciamento molto limitati di allora. Probabilmente erano tre, quattro volte di più: diciamo 50 mila. Ci avviciniamo a un’estate in cui il numero di infetti attivi sarà simile”.

Quest’anno però con qualche vantaggio in più.

“L’anno scorso non avevamo le protezioni attuali: l’obbligo della mascherina e il vaccino. E ci siamo ritrovati con oscillazioni molto violente, pensiamo al disastro che è successo in Sardegna. Quest’anno abbiamo queste due formidabili protezioni in più”.

E le varianti? è ragionevole avere timore?

“Se arrivasse una variante del virus molto aggressiva, ma protetta dal vaccino, saremmo comunque in condizioni di relativa sicurezza. Se invece emergesse una variante non efficacemente contrastata dal vaccino, l’unica protezione sarebbero le mascherine, il lavaggio delle mani, la reintroduzione dei colori per le regioni”.

Torneremmo indietro di tanti mesi…

“E di tanta sofferenza! Dobbiamo monitorare le varianti con estrema cura, come fanno, ad esempio, nel Regno Unito, dove i focolai che si sono sviluppati in alcune città vengono monitorati con attenzione, per individuare prima possibile eventuali varianti non coperte dal vaccino che, libere di svilupparsi, potrebbero comportare una ripartenza dell’epidemia”.

E’ un rischio da non sottovalutare.

“Ad oggi non c’è evidenza che esistano varianti non protette dai i vaccini attuali. Ma non c’è neanche l’evidenza contraria. C’è quindi un elemento di precauzione, non di preoccupazione. Stiamo riducendo il Covid a un’influenza, come quelle ricorrenti in autunno che provocano un numero fisiologico di morti”.

Un’eventuale ondata dopo l’estate sarà quindi piuttosto contenuta?

“Stiamo andando in quella direzione: una potenziale ondata dovrebbe essere contenuta. Ma se venisse a galla una variante contro la quale i vaccini attuali dovessero essere inefficaci, dovremmo essere tempestivi ed efficaci nel contenere eventuali focolai e nello sviluppare nuovi vaccini. L’importante è non farci trovare impreparati”.

Guardare i dati, come fa Lei con l’Osservatorio epidemiologico, sarà fondamentale.

“I dati di qualità, raccolti bene, sono molto sensibili nel dirci con settimane di anticipo cosa succederà. E possono aiutare i processi di contenimento e di intervento. Il virus lavora 24 ore al giorno. Ogni settimana di vantaggio che gli diamo ci costa poi due, tre settimane per tornare indietro. Dobbiamo essere sempre tempestivi nelle azioni di contenimento”.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina