Non serve evocare le pagine sugli sfollati del terremoto per evidenziare il valore del “bene casa”. Bastano le cronache per cogliere un’emergenza che va oltre il caso limite dell’universitario che sta a dormire in macchina. Una famiglia con stipendio medio in Trentino deve fare i conti con affitti proibitivi. Si può avere un lavoro, senza però avere un tetto sicuro per i figli. Eppure l’allarme si è acutizzato visto che negli ultimi sei anni il mercato immobiliare è aumentato del 40 per cento. Va ormai oltre i 2800 euro al metro quadrato, come documenta il recente editoriale de l’Adige, che ricorda i ben 5 mila alloggi sfitti nella sola città di Trento, mentre segnala nelle zone turistiche lo sregolato boom degli affitti brevi (a fronte dei troppo costosi affitti a lungo termine) . “Ora servono i fatti” è l’appello pienamente condivisibile del direttore Pier Luigi Depentori che individua nella risposta al problema- casa una prova epocale per la nostra Autonomia: “essa è uno strumento per proteggere la coesione sociale della propria comunità – si chiede amaramente – oppure una cornice istituzionale in cui ognuno, pubblico e privato, continua a fare come ha sempre fatto? “.
Una delle sue proposte è già realtà dal febbraio 2025, quando si è costituita la Fondazione Trentino Abitare per favorire una mediazione fra proprietari e potenziali clienti: interviene “in modo mirato sul patrimonio immobiliare già costruito, in parte non utilizzato o sottoutilizzato, con l’obiettivo di renderlo accessibile attraverso strumenti di accompagnamento, garanzia e gestione che ne facilitino l’immissione nel mercato della locazione”. L’hanno promossa due realtà private, Atas Onlus e L’Alveare, come coerente evoluzione del riuscito progetto LocAzione che in due anni e mezzo aveva visto andare a buon fine oltre 50 intermediazioni. “Per dare garanzie morali e reputazionali il nostro ruolo di enti del terzo settore può essere fondamentale e decisivo – ha spiegato il direttore della Fondazione Paolo Bellini -, se si parla con i proprietari ci si rende conto che ciò che fa più paura, quando ci si trova ad affittare il proprio appartamento, è non conoscere chi si porterà in casa”. Una questione di fiducia, insomma, ma anche “un’occasione per creare nuovi legami comunitari, favoriti da questa garanzia di affidabilità”, rimarca Rocco Guglielmi, presidente de L’Alveare – Abitare il Cambiamento. La validità di questa “mediazione sociale” è stata rilanciata il 23 aprile (vedi numero scorso di VT) da altre sei associazioni cattoliche trentine che da tempo collaborano per una presenza più efficace al fianco di chi è senza casa.
Le Acli trentine hanno così deciso di aderire alla Fondazione Abitare Trentino, portandovi la loro esperienza nell’ambito-inquilini e la diffusione capillare sul territorio, per avvicinare l’offerta con la domanda abitativa, tenendo conto di tanti alloggi sfitti o sottoutilizzati (secondo una stima di Openpolis sono oltre 150.000 gli alloggi non utilizzati in Trentino come residenza principale o sfitti, cioè il 39% del patrimonio immobiliare). Per le Acli c’è “l’urgenza di intervenire per creare un clima di fiducia e condivisione fra i proprietari e un’utenza che spazia dai dipendenti delle imprese a quelli degli enti pubblici”.
All’incontro del 23 aprile il Comune di Trento ha annunciato la propria adesione alla Fondazione Abitare Trentino. E la Provincia? Finora ne ha seguito con interesse la formula; speriamo ne faccia tesoro nel costruire quella “via trentina dell’abitare” che l’assessore competente presenterà il 12 e 13 maggio nel convegno Rebuild a Riva del Garda. In molti si aspettano scelte utili per il futuro di chi cerca casa in Trentino.