“Se hai una passione per la società cominci a chiederti quali concetti possono aiutarti a cambiare le cose e quali lasciano le cose così come sono”, sono queste parole del grande regista Ettore Scola ad aprire il docufilm di Rai Tre che racconta gli anni della sua formazione e che permettono di comprendere cosa il cinema rappresentasse per lui.
“Il giovane Ettore Scola” è stato realizzato per ricordare il decennale della sua scomparsa, avvenuta nel 2016: un viaggio su RaiPlay alla scoperta in particolare della sua carriera giovanile, andando a scoprire l’ironia, la profondità e quella capacità di raccontare la vita che lo accompagneranno nel corso della sua straordinaria esperienza cinematografica.
Il racconto prende avvio dalla “Casa in fondo al vicolo” di Trevico, nell’Irpinia, dove Scola trascorse l’infanzia prima del trasferimento della famiglia a Roma, nel 1937, ma dove faceva ritorno ad ogni estate.
Una storia che intreccia memoria personale e storia collettiva, il docufilm esplora i luoghi di origine e il “laboratorio creativo” del giovane Scola, il suo talento di disegnatore satirico per la celebre rivista “Il Marc’Aurelio”, nella quale debuttarono moltissimi dei grandi autori del cinema italiano degli anni Sessanta. Attraverso Bozzetti, testimonianze e archivi inediti, emerge qui il ritratto di un artista che osserva la realtà circostante, che lo porta ad osservare il mondo e, più avanti, a racchiuderlo dentro una inquadratura.
La scoperta del cinema avvenne per Ettore Scola con la poesia del cinematografo itinerante alla festa del Patrono del suo paese d’infanzia: lo racconterà nella scena del suo film “Splendor”, con quel bambino che si porta una piccola sedia e si cerca il posto per assistere alla proiezione.
Importante per la formazione del regista fu la collaborazione con la radio: negli anni Quaranta rappresentò uno straordinario mezzo formativo per gran parte del cinema italiano, per attori come Arnaldo Foa e registi come Mario Soldati e Steno.
Dalla sua formazione al cinema, dove ritorna spesso anche il tema del viaggio che si ritroverà nella regia del film “Il mondo nuovo”, “viaggio fisico, ma anche interiore, un grande talento di narratore” come viene osservato.
Nello splendido documentario c’è soprattutto la sua Trevico, e c’è la sua casa natale, diventata oggi un importante centro di documentazione e laboratorio teatrale ed è qui che va in scena “un racconto dentro il racconto”, con le performance e le riflessioni di artisti che richiamano e si mescolano alla vita e ai film di un regista che ha saputo attraversare, con il suo cinema, la storia del nostro Paese, cogliendone gli aspetti del costume e le grandi trasformazioni.