Si intitola “Linguaggio silenzio vuoto” la mostra delle opere di Marco Dalbosco, curata da Fiorenzo Degasperi, che sarà inaugurata alla presenza dell’artista venerdì 15 maggio, alle ore 18, all’Atelier Benigni degli Editori, in via Belenzani 51, a Trento.
Visitabile fino a giovedì 25 giugno, dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, l’esposizione mette al centro il colore bianco, non come assenza, ma come ricerca: un vuoto colmo di presenze che restano sottotraccia, vive ma non mostrate. Questo bianco non cancella il passato, ma lo custodisce. Copre un tempo vissuto che, pur non essendo più visibile, riaffiora in superficie attraverso lo spessore materico del colore e le sue “rughe”. Una storia invisibile ma persistente, che diventa il terreno fertile su cui si innesta un nuovo racconto: quello della comunicazione non verbale LIS (Lingua dei Segni Italiana). Ma questo uso del bianco è anche l’input per un viaggio, fisico e spirituale, verso l’Oriente, viaggio che è stato effettuato proprio nei mesi precedenti a questa esposizione. Lì, l’artista ha “sentito” le connessioni profonde tra il suo fare artistico e una cultura che, da millenni, riconosce nel vuoto la vera essenza di tutte le cose.
È così che il vuoto e il silenzio, in quel contesto smettono di essere mancanza di suono per farsi sostanza. Attraverso il segno, il linguaggio si spoglia dell’accessorio e ritrova una verità immediata, corporea, che non ha bisogno di gridare per esistere. Le mani dipinte non emettono suoni, eppure occupano lo spazio con una forza comunicativa assoluta, ridefinendo il concetto stesso di dialogo. L’incontro tra l’IO e il TU avviene proprio in questo vuoto apparente. La grafia è una “ruga” che affiora, la parte più autentica dell’opera, la dimostrazione che non si può mai ricominciare da un foglio davvero bianco, ma che ogni nuovo dialogo porta con sé l’eco di tutto ciò che è stato.
Marco Dalbosco è nato a Rovereto nel 1958, ha focalizzato le sue ricerche artistiche sull’impatto emotivo e culturale della quotidianità, il lavoro e i rituali sociali. La sua pratica artistica spazia tra performance, video, pittura e lavori su carta. Laureato al DAMS di Bologna nel 2001. L’anno seguente vince, ex aequo, il premio DAMS Sezione Arte. Esperienze artistiche maturate dalla sua permanenza a Londra (2009-13) e a Berlino (2014-19). Nel 2025 è a Milano alla Manuel Zoia Gallery con Interior Art. Nel 2019 ha vinto il premio “Un’opera per l’italiano dell’anno” a Berlino. Recentemente ha esposto a Roma, Studio Michetti, a Trento, Interior Art e a Milano alla Manuel Gallery.