L’educazione finanziaria è un tema per ragazze

Emanuela E. Rinaldi, professoressa Associata in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, autrice di “La paghetta” e “Donne contanti” è anche responsabile di EFFE Summer Camp, un Campo estivo di educazione finanziaria e all’imprenditorialità per ragazze adolescenti, realizzati con il supporto di gruppo CREDEM,  C.B. Brescianini e Orange1 Electric Motors

Si intitola “Donne e denaro. Storie da raccontare in libreria” l’incontro in programma all’Atelier Benigni degli Editori, in via Belenzani 51, a Trento, alle 18 di venerdì 22 maggio. In pieno Festival dell’Economia, l’appuntamento, promosso assieme alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (Feduf), vedrà protagonista la professoressa di Sociologia presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca Emanuela E. Rinaldi e affronterà il tema dell’educazione finanziaria in famiglia, per valorizzare modelli femminili capaci di ispirare ragazze e giovani donne verso una maggiore consapevolezza economica.

Cosa aspettarsi da questo appuntamento?
Analizzeremo dati scientifici su tre questioni molto importanti: come educare, soprattutto le donne, all’uso del denaro; gli strumenti gratuiti per aiutare le nuove generazioni, anche i bambini, a migliorare le loro competenze finanziarie; infine, faremo un discorso più generale su cos’è il benessere finanziario. Un concetto a cui tutti aspiriamo ma che, secondo diverse ricerche, attualmente non è definito con precisione, e questa mancanza di definizione lo rende più difficile da raggiungere.

Lo farà con uno sguardo al femminile, perché in Italia, forse più che in altri Paesi europei, si nota molto la differenza di genere rispetto all’educazione finanziaria. Come è possibile cambiare questa situazione?
Già a 15 anni in Italia tra maschi e femmine sull’educazione finanziaria esiste un significativo gender gap. Le indagini OCSE PISA, che prendono in considerazione campioni molto rappresentativi, con diverse variabili anche legate alle competenze, ci dicono che, a parità di competenze di lettura, per esempio tra Sara e Luca, due fratelli, Sara avrà più probabilità di avere un livello di competenze finanziarie più basso. È evidente che si tratta di una questione culturale, non legata alle esperienze lavorative perché a 15 anni gli intervistati difficilmente hanno esperienza nella finanza. Quindi è necessario intervenire con strumenti specifici, come percorsi sulle soft skills, la capacità di negoziazione, la resilienza, il pensiero critico. Temi alla base di uno dei libri che presenteremo, “Donne contanti”, un testo dedicato alle ragazze ma che dovrebbe essere letto da tutti.

Come è possibile far capire l’importanza di un’educazione finanziaria che sia efficace e uguale per tutti?
C’è un altro dato molto significativo, ovvero che all’età di 15 anni le ragazze sono meno interessate alla finanza rispetto ai ragazzi. Un diverso interesse che poi sfocia in letture diverse, fruizione di media diversi. E crescendo questo divario peggiora, per cui è fondamentale intervenire durante l’adolescenza, se non addirittura prima, per prevenire questo ingiusto divario.

Come dice il titolo dell’appuntamento, si parlerà di questi temi anche attraverso storie di persone, di realtà concrete. In che modo le storie possono fungere da stimolo per i più giovani?
In “Donne contanti” raccontiamo storie di imprenditrici come Madam Walker, Muriel Siebert, Luisa Spagnoli e Ruth Handler, che vogliono stimolare la curiosità delle lettrici. Per esempio quest’ultima, l’inventrice della Barbie, ha avuto una vita avventurosa, ma nel complesso rappresenta un modello positivo. Raccontare queste storie in biblioteca, a scuola o anche a casa, può stimolare la curiosità verso alcune figure particolarmente ispirazionali, ma anche fornire uno strumento didattico utile per ragionare e conoscere i termini della finanza e dell’economia.

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