Le parole secondo Ravasi aprono il ventunesimo Festival dell’Economia

È dedicato a Giampaolo Pedrotti il primo, sentito, applauso della cerimonia di inaugurazione della XXI edizione del Festival dell’Economia di Trento, che quest’anno si è aperto un giorno prima, mercoledì 20 maggio. Il capo dell’ufficio stampa della Provincia di Trento, scomparso da pochi giorni, da sempre era una delle figure di riferimento della kermesse arancione, ed è stato ricordato in apertura dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini. “Potrei dire tante cose di lui, abbiamo lavorato insieme per 5 anni, ma voglio sottolineare la straordinaria umanità, il suo sorriso, che è quello che ricordo di lui”, ha detto Tamburini, che ha voluto omaggiare anche l’economista statunitense Edmund Phelps, più volte ospite del Festival,morto lo scorso 15 maggio.

Interviene invece in videocollegamento la prima ospite d’onore della cerimonia, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. ”Possiamo essere orgogliosi dell’Europa che abbiamo costruito insieme”, ha esordito la presidente. “Oggi la nostra unione è una superpotenza dei diritti e l’Europa resta il posto migliore al mondo in cui vivere, lavorare e crescere una famiglia. Naturalmente, la nostra unione non è perfetta. È un progetto in continua evoluzione e spetta a tutti noi costruirla insieme”. Quindi un riferimento ai giovani e alle sfide e problematiche che si trovano ad affrontare: “Troppi si sentono esclusi dal sogno europeo e privati di quella stabilità su cui i loro genitori potevano contare. L’Europa deve fare di più per dare risposte concrete, e il Parlamento Europeo sta raccogliendo la sfida. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è il coraggio e l’ambizione politica. Rafforzare la nostra cooperazione e andare avanti insieme. Mettiamoci al lavoro”.

Di rito i saluti delle autorità presenti, aperti da Maria Carmela Colaiacovo, presidente del Gruppo Il Sole 24 Ore, gli interventi del presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, del sindaco di Trento Franco Ianeselli, del rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian e dell’Ad di Trentino Marketing Maurizio Rossini hanno ribadito l’oroglio del territorio e delle istituzioni trentine per un Festival che negli anni è diventato un punto di riferimento internazionale, per il mondo dell’economia e non solo.

Intervistato da Tonia Cartolano, caporedattrice di Sky TG24, sul palco del Teatro Sociale di Trento è arrivato quindi il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Cultura. Stimolato su una serie di parole chiave, Ravasi ha affrontato diverse tematiche, dall’attualità alla spiritualità, dai giovani al “futuro”, primo termine scelto dall’intervistatrice. “Per un certo periodo della mia vita mi sono dedicato alle culture del vicino Oriente, ora una regione insanguinata dai conflitti. Ebbene, in quelle lingue c’è una caratteristica curiosa: non esiste il futuro. Si usa solo l’imperfetto. Perché c’è la ferma convinzione che per costruire qualcosa del futuro bisogna tenere presente anche ciò che si ha già”, il commento di Ravasi, che con alcune immagini ha messo in luce l’importanza di stupirsi, di guardare un po’ più in profondità sotto la superficie. “Ero ancora a Milano e una domenica facevo le cresime in una parrocchia della periferia, allora un po’ degradata. Stavo parlando e sulla porta della chiesa con il parroco, e a un certo punto una bambina mi strattona e dice: ‘Guarda!’. Nel caldo mese di giugno c’era davanti solo l’asfalto bruciato, ma lei aveva visto una fragolina rossa che era cresciuta. Noi adulti non l’avevamo vista. Per parlare del futuro bisogna avere anche un po’ questo spirito”. Uno spirito diametralmente opposto a quello del ministro israeliano Katz, ricorda il Cardinale. “Mi ha fatto impressione vederlo festeggiare con il cappio dopo l’approvazione in Parlamento del suo progetto di legge sulla pena di morte, con tutti i suoi accoliti. È questa l’umanità quando si degrada”. Esistono vicende così terribili per cui il rischio è quello di perdere la speranza, prosegue Ravasi. “Penso a un genitore di un figlio tossicodipendente, che ogni giorno si trova ad affrontare il suo dramma: quanta speranza. Queste persone hanno un dono che non è la forza, è la fortezza. Ed è per questo motivo che parlare di speranza è ancora necessario, cercando anche un piccolo bulbo sotto le macerie”. Quindi le parole ascolto, “un esercizio tutt’altro che facile”, linguaggio, oggi svilito anche dalla politica, con gli insulti del presidente Usa Trump, e felicità. “Sono un uomo felice, pur essendo estremamente affascinato dal tema del male, del dolore”, conclude Ravasi, citando le parole lasciate da un senzatetto su un muro di Roma: ‘In questa città nessuno mi conosce’, punto a capo, ‘Tranne Dio’”.

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