Dico no al Centro per il rimpatrio

Sabato 16 maggio, promossa da associazioni del volontariato, della società civile, dei sindacati confederali e da alcune forze politiche, si è svolta a Trento una manifestazione per dire NO alla realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) nella zona di Piedicastello. I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono strutture di detenzione amministrativa dove vengono rinchiusi i cittadini stranieri provenienti dai Paesi non Ue sprovvisti di documenti di soggiorno, in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione. Introdotti nel 1995 con il Decreto-legge Dini, attraverso successive modifiche, hanno assunto la configurazione attuale nel 2017 con la legge Minniti-Orlando.

Negli anni, i Cpr sono diventati luoghi in cui le condizioni di vita sono drammatiche, da un punto di vista del rispetto dei diritti e della dignità delle persone trattenute, oltre che sotto il profilo delle condizioni igienico-sanitarie e della salute fisica e mentale. In Italia i CPR sono dieci sparsi lungo tutta la penisola ai quali deve aggiungersi il centro di Gjader in Albania. I Cpr rappresentano una risposta securitaria e di polizia al problema della immigrazione irregolare, non risolve, se mai aggrava, la soluzione o le soluzioni relative al fenomeno migranti. Soluzioni certamente complesse, difficili ma che dovrebbero essere collocate in una prospettiva di medio e di lungo periodo.

Partendo sempre dalla considerazione che abbiamo a che fare con delle persone che provengono da situazioni disperate dove miseria, guerre, persecuzioni razziali e disastri ambientali offrono solo la fuga alla ricerca di sicurezza e di un futuro dignitoso. Persone, non numeri, persone bisognose di attenzione, di ascolto, di accoglienza e di formazione, da coinvolgere nella ricerca e nell’avvio di esperienze occupazionali. Nel recente passato, in Trentino si era sviluppato un sistema di accoglienza diffusa nel territorio provinciale creando un sistema di relazioni importanti tra enti locali, parrocchie, associazioni del volontariato. Nei primi anni della passata legislatura, il governo provinciale a guida leghista ha deciso di mettere fine a questa esperienza. Ed ora ci troviamo di fronte alla prospettiva di un Cpr in piena città contro la volontà di tantissimi cittadini, associazioni umanitarie e della società civile, contro la volontà espressa esplicitamente dall’Arcivescovo di Trento e da diverse forze politiche.

Sono vicepresidente dell’Associazione Trentini nel mondo e, pur non avendo un mandato ufficiale dalla Giunta dell’associazione, ho deciso di partecipare a titolo personale alla manifestazione nel ricordo della cattiva accoglienza subita dai migranti trentini fra le due guerre mondiali e dopo il 1945 in diversi Paesi europei ed extraeuropei.

In corteo con un migliaio di persone, tantissimi giovani, ma anche anziani e famiglie. Per ribadire, urlare che i migranti sono persone e non numeri fastidiosi da mettere sottochiave. Sempre che la sordità leghista, a livello locale e nazionale e locale, sia disposta ad indossare l’apparecchio acustico della società civile e del volontariato. Possibilità, questa, decisamente negata nel corso dell’intervento del ministro Piantedosi e del governatore Fugatti durante il Festival dell’Economia.

È doveroso aggiungere che la speranza è ultima a morire.

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