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Parla il professor Roberto Brugnara

“Una frattura che si riflette su entrambe le comunità”

“Durante il nostro gemellaggio in Israele ci sono stati diversi incontri che definirei molto interessanti. Uno di questi è sicuramente l’incontro con fra Francesco Patton...”. Parole del professor Roberto Brugnara.

“Durante il nostro gemellaggio in Israele ci sono stati diversi incontri che definirei molto interessanti. Uno di questi è sicuramente l’incontro con fra Francesco Patton...”. Parole del professor Roberto Brugnara che ha accompagnato i suoi ragazzi in questo viaggio assieme alla collega Aurora Dionisi.

Prof. Brugnara, cosa portano a casa i ragazzi dall'incontro con il custode di Terra Santa?

Fra Francesco ci ha fatto capire che non si tratta di giudicare, ma semplicemente di collaborare con chiunque è disposto a impegnarsi per il bene di tutte le parti in gioco, sia che si tratti di palestinesi, di israeliani o delle diverse confessioni cristiane. Emozionante è stato il racconto della visita alla comunità di Damasco in Siria e ad un’altra comunità sulla costa, un tragitto che dovrebbe durare poche ore e che invece si è trasformato in un lunghissimo viaggio a causa dei pericoli della guerra. Un po’ scherzando ci ha detto che lui gode di immunità diplomatica, non può essere arrestato, ma ucciso sì... Gli abbiamo chiesto se ci sono notizie di padre Dall’Oglio, ma ammette che non si sa nulla.

Altro momento importante è stata la visita alla scuola francescana della Custodia a Betlemme.

Pensavamo di far visita alla grotta e fermarci a contemplare, seppur nella confusione dei turisti, la mangiatoia e il luogo della nascita di Gesù. Invece inaspettato è stato l’incontro con questa scuola simile ma allo stesso tempo molto diversa dal nostro liceo Russell. Abbiamo ascoltato con attenzione le parole di Giovanna che ci ha raccontato quanto impegno e dedizione frate Marwan e i collaboratori ci mettono per offrire ai cristiani palestinesi una istruzione. Molte sono le famiglie povere che qui possono mandare i loro figli ricevendo un aiuto se non riescono a pagare la retta. Gli studenti sono prevalentemente cristiani, di diverse confessioni, e vengono accettati anche un certo numero di musulmani.

Che clima avete respirato in un simile contesto?

Tutti qui si impegnano per creare un futuro migliore, certo, ma abbiamo colto anche una certa sfiducia, una certa mancanza di speranza. La frattura tra le due comunità, quella israeliana e quella palestinese si riflette su entrambe con svantaggi per gli uni e per gli altri. Ad esempio i ragazzi delle famiglie che ci ospitavano, alla notizia della nostra visita a Betlemme, ci hanno chiesto di portar loro delle foto, perché loro quei luoghi non li hanno mai potuti visitare.

In programma vi era anche la vista della tomba di Yitzhak Rabin...

Il premio Nobel per la pace che era arrivato ad un passo dalla pacificazione tra i due popoli. La sua tomba si trova sul monte Herzl, dove si trovano le tombe di altri importanti uomini di Israele e un bel museo al padre del sionismo. È stato importante dedicare una tappa per fare questa visita perché aiuta a capire quello che hanno passato nel corso dei secoli “i nostri fratelli maggiori”, come li chiamava Giovanni Paolo II. Così come il vicino museo di Yad Vashem, che ha colpito molto profondamente gli studenti.

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