Era la sessantesima adunata e vi furono alcuni aspetti di novità come il dialogo intrecciato con gli obiettori di coscienza
Per archiviare l'adunata del 1987 la nostra redazione s'affidò ad un titolo ricavato dalla tradizione corale alpina. “E' stata l'aria del Trentino” campeggiava in prima pagina con la spiegazione ch l'adunata del 16-17 maggio 1987 “ha effettivamente introdotto colori diversie nuovi nella tavolozza degli alpini. “Non si è parlato solo di glorie militari ma anche e soprattutto di servizio civile e di pace”, spiegava il nostro settimanale che aveva lanciato l'adunata alla vigilia con il titolo gli alpini per la pace e ben due editoriali che riprendiamo in questa pagina.
Il settimanale diocesano mise in evidenza l'iniziativa della “Brigata della pace”, un gruppo di obiettori in gran parte della Caritas che colse l'occasione per distribuire agli ospiti con le penne nere un messaggio di benvenuto e di riflessione con la pace: fu realizzato anche un questionario sui temi dell'educazione alla pace che ottenne ben 800 risposte fra i partecipanti all'adunata. Soltanto un piccolo gruppo di obiettori prese le distanze da questa iniziativa della “Brigata della pace”.
Le presenze stimate in città nei due giorni furono circa 250 mila – anche se l'attesa parlava di 400 mila – ed ampio spazio fu dato al ricordo del 70° anniversario della morte di Battisti, Filzi e Chiesa e soprattutto alla figura di Franco Bertagnolli, trentio, che per nove anni aveva guidato l'ANA nazionale negli anni impegnativi dell'emergenza terremoto nel Friuli. Come segno di solidarietà l'associazione lasciò un'offerta per l'ANFFAS e per la ricostruzione di Stava, mentre la celebrazione in Duomo vide accanto all'Arcivescovo Gottardi la presenza del vescovo castrense mons. Gaetano Bonicelli. I canti furono affidati al coro Lagolo diretto da don Giuseppe Grosselli e alla preghiera finale fu tolta la frase “benedici le nostre armi”.
Tutto esaurito in città e dintorni in un clima di grande curiosità visto che l'adunata precedente risaliva al lontano 1958. Impressionò soprattutto il fiume ininterrotto della sfilata “durata un giorno intero” che culminava e poi si scioglieva in piazza Dante davanti alle autorità del governo e della Regione. “Non si puòà venire all'adunata senza partecipare alla sfilata”, spiegavano alcuni veterani, mentre i crocchi più significativi erano quelli creatisi attorno ad alcuni reduci della Prima Guerra Mondiale con le loro medaglie al valore. E poi la lunga serie degli striscioni inneggianti ai valori della solidarietà, con qualche venatura anche trionfalistica o con l'intuizione di progetti di pace e condivisione con i più deboli “ribattezzati” con nomi del patrimonio alpino.
“Non si tratta di snaturare il corpo ma di dare motivazioni nuove: solo così potremo trovare nuove forze” rispondenvano al cronista di Vita Trentina alcune giovani penne nere, mentre altri proponevano d'intensificare il servizio d'ordine per evitare ubriacature o goliardate eccessive.
Fra i nonni anche il baffuto nonno piemontese Paolo, invalido, che nella campagna di Russia aveva lasciato anche alcune dita di una mano: “dopo la guerra non volevo più saperne di alpini, avevo ancora la pelle che mi bruciava troppo. Poi piano il ritorno con la speranza di poter ritrovare qualche compagno di naia. Nella serata domenicale, gli alpini lasciavano Trento dopo una foto di gruppo davanti al Nettuno, l'ultimo brindisi e un arrivederci alla città del Concilio. Ora la storia ritorna.