Con Duilio Gianmaria “Gocce” di sano approfondimento su Rai Tre

Ospiti della prima puntata del programma condotto dal giornalista Duilio Gianmaria i colleghi Alberto Negri (Il Manifesto) e Cecilia Sala (Il Foglio)

“Gocce di petrolio riprende qui ogni settimana su Rai Tre a raccontare, con il nostro linguaggio giornalistico, i grandi eventi del mondo”, così Duilio Giammaria, volto noto della televisione italiana, ha aperto la prima puntata di questo suo nuovo programma, che si muove nel solco di “Petrolio” in onda a partire dal 2013.

Vanta una lunga esperienza giornalistica, Duilio Gianmaria: ha iniziato a collaborare al Giornale Radio Tre nel 1982. E’ un giornalista di frontiera: come inviato, ha seguito la guerra in Iraq e quella in Afghanistan, realizzando numerosi documentari e reportage. È anche autore di un recente libro dal titolo “La magnifica porta: un paese chiamato Afghanistan” che nasce dal coraggio nel fare il mestiere di reporter.

Con “Petrolio”, attraverso un linguaggio divulgativo, ci ha abituato ad un racconto attorno alle grandi sfide del mondo, ci ha parlato di scienza e di innovazione, del ruolo dei media, di ambiente, inquinamento e lavoro.

Ora, dopo lo speciale andato in onda a settembre, dedicato alla longevità, a novembre ha iniziato con “Gocce di petrolio” parlando di stretta attualità.

“La guerra in casa”, è stato il tema della prima puntata. Duilio Giammaria è partito ricordando, a vent’anni di distanza, l’attentato di Nassiriya, per poi andare a quanto succede oggi in Medio Oriente, nella Striscia di Gaza.

Un’inchiesta su come i conflitti siano radicalmente cambiati sul piano dell’informazione e, soprattutto, sul come interpretare, in queste ultime guerre, le continue immagini che arrivano attraverso i social. Ospiti della puntata Cecilia Sala del quotidiano “Il Foglio” e Alberto Negri de “Il Manifesto”.

È emerso nel corso della puntata come, nelle più recenti guerre in Ucraina e in Medio Oriente, i social media abbiano svolto e svolgano un ruolo fondamentale, a differenza di quei conflitti, come quello combattuto in Iraq, dove l’unico canale di informazione era quello dell’inviato di guerra. Così l’approfondimento è andato alla delicata questione delle fonti che cambiano la visione degli eventi e che rendono molto più difficile, è stato osservato, la verifica dei fatti, quello che in termini tecnici è il “debunking”.

Un programma di inchiesta, come si è visto già nella prima puntata, con la presenza di più voci: “un laboratorio”, come l’ha definito Duilio Giammaria, giusta espressione, perché qui, infatti, la narrazione è il risultato di un intreccio di più sguardi.

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