Favino, grande alter ego di Buscetta

Era lui l’attore meritevole del premio al miglior interprete a Cannes, non Banderas

Visti sia Dolor Y Gloria di Pedro Almodovar che Il traditore di Marco Bellocchio, entrambi in concorso allo scorso festival di Cannes, un dubbio rimane. E non riguarda tanto i film in sé ma, piuttosto, la differente considerazione assegnata dalla giuria alle interpretazioni maschili. Ad Antonio Banderas, attore feticcio dello spagnolo, qui nella parte del suo mentore, è andata la Palma del migliore. Certo, una prova da incorniciare ma, nel complesso, niente a che vedere con l’intensità di Pierfrancesco Favino, alter ego di Tommaso Buscetta, il mafioso che collaborò con il giudice Falcone, determinante per la costruzione del maxiprocesso. All’attore romano, ma di origini pugliesi, non è andato alcunché. E’ il bello dei festival… ognuno la pensa a modo suo.

Certo è che “tenere” 2 ore e 28 minuti, sempre al centro della scena, recitando un siciliano impeccabile, mai un cedimento, non è da tutti. Il rischio era quello del macchiettismo. Scongiurato grazie alla misura e ai toni di Favino. Non è certo per spirito nazionale, di cui ci importa ben poco in questo caso, ma ritenere che quello era l’attore a cui assegnare il premio appare quasi scontato.

E invece anche il film di Bellocchio è rimasto fuori dal palmarès. Non avendo ancora potuto “godere” degli altri film scelti dalla giuria, meglio non azzardare. Però va detto che, rispetto ad altre prove precedenti che non avevano convinto (Fai bei sogni e Sangue del mio sangue), qui il regista di Bobbio torna al meglio di sé. E lo fa offrendo uno spaccato della storia italiana recente, tragica, quella degli anni Ottanta e oltre, segnata dalla guerra di mafia, dall’uccisione di Falcone, dallo scontro Stato-mafia.

L’aula bunker del maxiprocesso è il palcoscenico dove si consuma una vera e propria tragedia greca o, se si preferisce, si dipana un caravanserraglio estenuante dove ognuno recita la sua parte seguendo codici non necessariamente scritti. Luigi Lo Cascio, qui nella parte del collaboratore di giustizia Salvatore Contorno, dà vita ad un monologo magistrale, una prova d’attore seconda solo a quella di Favino.

“E’ un film ancora diverso da tutti i precedenti – ha dichiarato il regista – Forse assomiglia un po’ a Buongiorno, notte (sul rapimento di Aldo Moro, ndr) perché i personaggi si chiamano con i loro veri nomi. Ma lo sguardo è più esposto, verso l’esterno, i protagonisti sono spesso in pubblico. E poi Il traditore è anche un film civile, o di denuncia sociale, evitando però ogni retorica”.

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