“Firefly Lane”, un’estate americana

“Firefly Lane” (Netflix)

“Heartburn. Affari di cuore”. È il titolo di un noto film di Mike Nichols del 1986, su sceneggiatura (nonché biografia) di Nora Ephron con due grandiosi Meryl Streep e Jack Nicholson. Nel film ricorre il brano di Carly Simon “Coming Around Again”, un invito a scommettere su una ritrovata serenità, su una seconda possibilità. E proprio quel brano, ma non solo, ci porta dritti alla serie Tv del momento su Netflix “Firefly Lane” (10 episodi, 50 minuti), in italiano con il titolo “L’estate in cui imparammo a volare”, dal romanzo di Kristin Hannah. La canzone della Simon, oltre a essere presente nella serie Tv (la colonna sonora è azzeccata!), sembra ben adattarsi all’andamento del racconto, che esplora tre stagioni, oltre tre decenni, di un’amicizia tra due adolescenti dagli anni ’70 ai Duemila. Una lunga amicizia fatta di confidenze, sostegno, silenzi, irrisolti… insomma un legame di “sorellanza”.

In cerca del sogno americano. Usa anni ’70. Tully (Katherine Heigl) e Kate (Sarah Chalke) sono due liceali che vivono l’una di fronte all’altra nella tranquilla via di casa, Firefly Lane, periferia americana stretta tra sogno e amarezza. Tully ha una madre problematica, dispersa nelle droghe, e deve fare affidamento solo su se stessa. Kate vive in una famiglia unita e affiatata, cui spesso si aggrappa anche Tully in cerca di serenità. Le due si spalleggiano, si aiutano, escono dal bozzolo dell’adolescenza insieme verso l’età adulta…

La struttura narrativa ricorda tanto la popolarissima serie “This is Us” (5 stagioni dal 2016) firmata da Dan Fogelman. Un racconto lungo l’America e i suoi cambiamenti familiari-sociali con continui salti temporali, tasselli rimescolati però in maniera irregolare. In “This is Us” protagonista è la famiglia Pearson, mentre in “Firefly Lane” a dominare la scena è un legame di amicizia, così forte, intenso, coinvolgente da essere esso stesso famiglia. Tully e Kate condividono tutto: sogni, drammi, traumi, desideri di riscatto, scintilla per la Tv, come pure confidenze su amori, mariti, figli. Due impostazioni educative diverse, segnate da due famiglie di origine differenti, l’una più strutturata (ma non priva di fragilità) e l’altra quasi deragliata.

La serie Tv funziona per chi è in cerca di un racconto avvolgente e vivace, tarandosi prettamente su un target femminile adulto. Ci sono tutti gli ingredienti: sentimento, romance, ironia, tenerezza, raccordi drammatici (mai esasperati), lungo un binario che seppur problematico rimane comunque positivo. Non tutto risulta riuscito, anzi in alcuni passaggi va incontro a soluzioni (troppo) facili e sbrigative – magari là dove in campo ci sono temi complessi, spinosi – ma nel complesso la serie Tv gira bene. Balla. È come una coperta calda in una giornata di inverno: si lascia vedere con trasporto, in cerca di sorrisi e tenerezze. Le due attrici, Heigl e Chalke, sono brave e convincenti, reggendo su di loro il peso del racconto (e spesso sono proprio loro a portare a casa il risultato!).

Sergio Perugini
(AgenSir)

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