Ginkgo Biloba, compagna dei dinosauri

Umanità sofferente ed incosciente: venti di guerra, contrasti sociali, cambiamenti climatici ed effetti della pandemia tolgono il respiro… lo stato d’animo volge al basso.

In questo numero era previsto andasse in stampa un articolo sull’olivo (olea europea) simbolo eterno di pace e gioiello della cultura mediterranea. Ma ho messo l’articolo in un cassetto, in attesa di tempi migliori e di messaggi veri di pace.

In alternativa desidero proporre la storia di una pianta incredibile: esempio di cocciutaggine, forza e resistenza alle avversità.

Il suo nome è Ginkgo Biloba, appartiene alla famiglia delle Ginkgoaceae, ed era presente sulla terra assieme a molte specie sue sorelle ben 250 milioni di anni fa quando c’erano i dinosauri…i fossili ritrovati testimoniano che intorno a 100 milioni di anni fa le diverse specie simili al nostro Ginkgo hanno cominciato a sparire dalla faccia della Terra. Quanto tempo è trascorso eppure la famiglia non si è estinta del tutto, una specie ce l’ha fatta a resistere in un’ambiente delimitato della Cina dove in tempi più vicini a noi i monaci l’hanno custodita e riprodotta per millenni. Solo attorno al 1700 botanici e mercanti iniziano a distribuire questa specie un po’ in tutto il mondo.

Ma conosciamolo un po’ meglio: Ginkgo in cinese significa “albicocca d’argento” mentre Biloba deriva dal latino e fa riferimento alla particolarità delle sue foglie (divise in due lobi, con la forma a ventaglio). Darwin lo definì un “fossile vivente”, per i botanici rappresenta una “specie relitta” (cioè confinata in territori ristretti a causa di eventi che ne hanno causato l’estinzione altrove).

È un albero che raggiunge un’altezza di 30/40 metri e chioma larga fino a 9 metri, ha una crescita lenta ma inesorabile: studi recenti sembrano dimostrare che può vivere più di 1000 anni.

Appartiene alla sottodivisione delle Gimnosperme (come le nostre conifere per intenderci). Pianta dioica, cioè caratterizzata dal fatto che le strutture fertili maschili e femminili sono separate su piante diverse. L’impollinazione è anemofila (vento), i suoi semi simili ad albicocche sono particolarmente maleodoranti. Questo aspetto fa sì che si preferisca ovunque piantare alberi maschi ostacolandone così la riproduzione naturale. Il sesso della specie è difficilmente riconoscibile in quanto la pianta non presenta caratteri sessuali secondari affidabili.

Ama posizioni soleggiate e clima fresco, sopporta le basse temperature ed è molto resistente all’inquinamento ed ai parassiti. In autunno le sue foglie cadute formano un tappeto brillante che sembra oro.

Oggi quest’albero prospera un po’ in tutto il mondo ove il clima e le condizioni lo permettono. Fa da ornamento a parchi e giardini…le sue fronde ci raccontano di non disperare mai!

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