La vicenda di Josef Mayr-Nusser continua a interrogare il rapporto tra fede, politica e coscienza. Nel volume “Josef Mayr-Nusser. L’obiezione di coscienza cattolica al nazismo” (Editrice Morcelliana), il saggista e storico bolzanino Andrea Sarri propone una rilettura storiografica rigorosa della figura del giovane laico altoatesino, sottraendola tanto alla celebrazione agiografica quanto alle semplificazioni a sfondo politico.
Il cuore della ricerca è lo sforzo di comprendere Mayr-Nusser nel contesto culturale e religioso in cui maturò la sua scelta. L’autore ricostruisce, infatti, il clima del cattolicesimo tra Otto e Novecento, profondamente segnato dalla dottrina della regalità sociale di Cristo, sviluppata dai pontefici, in particolare da Pio XI, e fatta propria dalle realtà ecclesiali come risposta alla modernità secolarizzata, al comunismo ateo e alle ideologie totalitarie. È in questo orizzonte che si forma il giovane dirigente dell’Azione cattolica di Bolzano.
L’analisi degli scritti di Mayr-Nusser mostra come il riferimento al “regno di Cristo” non rappresentasse una formula astratta, bensì il criterio con cui interpretare la società e l’impegno dei cattolici. In questa prospettiva egli sviluppò una critica tanto al materialismo comunista quanto all’idolatria nazista della razza e del Führer. Secondo Sarri, già tra il 1936 e il 1937 il giovane altoatesino sviluppò una lettura complessivamente antitotalitaria della realtà, rifiutando di identificare il cristianesimo con qualsiasi progetto politico.
La ricerca mette così in discussione l’immagine di un oppositore del nazismo isolato e privo di radici culturali di riferimento. Al contrario, la sua scelta fu il punto di arrivo di un percorso spirituale e intellettuale maturato all’interno del cattolicesimo del suo tempo e frutto di una personale rielaborazione.
Mayr-Nusser accolse il magistero della Chiesa senza limitarvisi passivamente, sviluppando progressivamente una concezione della regalità di Cristo sempre più orientata alla nonviolenza e alla testimonianza evangelica.
A tale proposito varrebbe la pena considerare maggiormente il ruolo della comunità nella “formazione della coscienza” del giovane Josef. Non una comunità astratta da intendersi in senso ecclesiologicamente teorico, ma quella fatta di relazioni personali che si approfondiscono nella preghiera comune, nella riappropriazione del senso profondo delle liturgie eucaristiche, nella lettura degli elementi dell’itinerario cultura contemporanea e dei segni dei tempi. Oggi diremmo: in un percorso sinodale di discernimento. Salvo che i nostri percorsi sfociano tutt’al più in documenti, quello di Mayr-Nusser in una “obiezione di coscienza cattolica al nazismo” e nel martirio (testimonianza).
Un ruolo decisivo ebbe anche l’impegno nella Conferenza di San Vincenzo, attraverso cui egli tradusse in opere concrete di carità la propria fede. Quella che nel gergo pastorale di Caritas Italiana si chiama “pedagogia dei fatti”. L’esperienza dell’apertura ai poveri contribuì infatti a trasformare la sua idea dell’azione cristiana: non la forza o la contrapposizione, ma la misericordia e il servizio diventavano la via per costruire il Regno di Dio nella storia.
Secondo Sarri, è proprio questo ila che conduce alla decisione estrema del 4 ottobre 1944, quando Mayr-Nusser rifiutò di prestare giuramento di fedeltà a Hitler, scegliendo di dire no, secondo coscienza, a costo della vita. La sua opposizione al nazismo non nacque da una ribellione improvvisa, ma da un lungo cammino interiore che reinterpretò in chiave evangelica la cultura religiosa ricevuta.
L’autore riconosce inoltre che restano ancora aspetti da approfondire, come i rapporti di Mayr-Nusser con gli ambienti cattolici antinazisti di lingua tedesca e il contributo delle donne che operarono accanto a lui nel movimento giovanile. Il risultato del lavoro è uno studio che restituisce complessità storica a una figura spesso raccontata solo in modo edificante. Attraverso un attento esame delle fonti, Andrea Sarri mostra come la testimonianza di Josef Mayr-Nusser sia nata dall’incontro tra la tradizione del cattolicesimo europeo e una coscienza personale capace di portarne alle estreme conseguenze il messaggio evangelico. Una vicenda che continua a parlare al presente, ricordando come la fedeltà alla propria coscienza (formata nelle relazioni comunitarie, aggiungiamo noi) possa diventare la forma più autentica della responsabilità cristiana e civile.