L’inutile guerra

Due pagine bianche, qualche rametto, due buchi come se i fogli fossero strappati. Nei buchi, si legge, due soldati. Sono nemici. Solo a questo punto troviamo il frontespizio di questo albo. “Il nemico” è il suo titolo scritto a caratteri cubitali neri su pagina rossa. Un pugno di colore che si contrappone al bianco delle pagine che lo precedono e di quelle che lo seguono. In esse si legge di un soldato solo nella sua trincea.

Ogni mattina sale, spara un colpo in direzione del nemico e poi rimane tutto il giorno nascosto e pensa. Sa che nel buco di fronte al suo c'è un nemico, lo sa perchè gliel'hanno detto un giorno tanto tempo prima e lo conosce questo nemico, perchè di lui ha letto tutto nel manuale che gli è stato dato.

I giorni e le notti si susseguono tutti uguali finchè una notte il soldato riflette: “A volte mi chiedo cosa pensi il nemico: anche lui guarda le stelle? Forse se le guardasse capirebbe che questa guerra ormai è inutile e che dobbiamo smettere.” Così, uscendo dal suo buco il soldato scopre che il suo terribile nemico, non è poi così diverso da lui. Inizia qui la seconda parte della storia che porta verso un finale aperto, ma con un messaggio universale ben chiaro: la guerra è assurda.

“Il nemico”, di Davide Calì, è una storia povera di parole, ma ricca di contenuto. Un interessante gioco tra testo e illustrazioni che dà vita al punto di forza del racconto: l'assurdità della dissonanza tra la voce narrante che appartiene a un soldato e le immagini che, invece, esplicitano un doppio punto di vista.

Di fronte a questa storia i bambini chiedono cosa succede dopo e se i due sono diventati amici. A loro piacciono le storie che finiscono bene. L'autore, però, non lo dice. Il punto importante, infatti, è il tentativo di comunicare dei due uomini: non è necessario che siano amici, basterebbe che smettessero di essere nemici.

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