L’unica pubblicità efficace

I lettura: 1Samuele 3,3b-10.19;

II lettura: 1Corinzi 6,13c-15°.17-20;

Vangelo: Giovanni 1,35-42

Siamo entrati nell’epoca dei testimoni. Non intendo quelli che assistono ai matrimoni, né quanti sono convocati in tribunale. Mi riferisco alle persone che hanno più credito, che ottengono più fiducia, nelle situazioni più normali, nella vita di tutti i giorni.

Tutti (o molti) sanno cosa vuol dire recarsi in un ristorante invece che in un altro, solo perché un conoscente o un collega ha detto: “Lo conosco, ci sono stato. Lì si mangia bene!”. E questo accade anche con i negozi, con i supermercati… Sì, c’è la pubblicità all’esterno, ma la più efficace di tutte di tutte è quella dei testimoni: “Conosco quel posto: si sono stato. Ne vale la pena”.

Lasciamo da parte questo riferimento e poniamoci una domanda un po’ sibillina: i bambini o i ragazzi di oggi, battezzati e resi cristiani, fra alcuni anni lo saranno ancora? Se non lo saranno, i motivi possono essere questi: o la loro fede è andata in crisi (esperienza da mettere in preventivo) oppure non l’hanno mai avuta; non era mai entrata nella loro vita, nella loro mentalità. Era una specie di crisalide superficiale che, con la crescita della persona, è volata via…

Gesù stesso una volta ha posto ai suoi apostoli una questione sibillina come questa: “Quando tornerò, troverò ancora la fede sulla terra?”. Nessuno allora ha risposto alla domanda, nemmeno lui: l’ha lasciata in sospeso. Perché mai? Perché la risposta dipende da noi, e da quanti verranno dopo di noi… Quelli che verranno fra 100 anni se la vedranno loro: si prenderanno le loro responsabilità. Noi siamo responsabili oggi, e dobbiamo vedercela adesso.

Pertanto, una cosa dev’essere chiara – tanto chiara da scolpircela bene nel cuore e nella mente: siccome questa in cui viviamo è l’epoca dei testimoni, la probabilità che i bambini e i ragazzi di oggi siano cristiani domani, è legata alla nostra testimonianza. Se noi riusciamo a far buona pubblicità alla Fede con la nostra vita, c’è buona probabilità che anche quanti verranno dopo la apprezzino e la condividano; ma è chiaro che non sarà la pubblicità dei libri ad affascinarli, e nemmeno i discorsi di papi, vescovi e preti… Tutto ciò assomiglia alla segnaletica di ristoranti e negozi: serve ad informare, certamente, ma l’imput ad entrarci viene dall’amico che c’è già stato, non lo dà la segnaletica. E non si tratta semplicemente della mia opinione personale, è ovvio: la stessa Parola di Dio della prossima Domenica adopera questo linguaggio.

È sempre toccante la storia del piccolo Samuele che nel tempio sente la voce di Dio, ma non la sa riconoscere ancora… e la confonde con quella del vecchio sacerdote che sta dormendo nella stanza accanto… Eli, quel vecchio sacerdote, sa indicare a quel bambino la direzione giusta: “Guarda che è il Signore che ti chiama. Se lo farà ancora… tu rispondigli: Eccomi!”.

Ai bambini e ai ragazzi bisogna dare sempre spiegazioni convincenti; e le uniche convincenti sono quelle delle quali siamo profondamente convinti noi stessi adulti. Se n’accorgono – eccome! – se una risposta la diamo per convinzione personale, o la diamo così… tanto per dire qualcosa.

Anche il vangelo di questa Domenica fa risuonare questo stesso messaggio: presenta dei testimoni molto convincenti, credbili ed efficaci.

Giovanni Battista, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse ai suoi discepoli: “Eccolo l’Agnello di Dio!”. E quei discepoli si mettono a seguire Gesù.

Solo chi conosce Gesù per esperienza personale può permettersi di provocare qualcun altro a seguirlo. Solo chi guarda a Gesù con atteggiamento appassionato, da innamorato, può indurre altri a puntare l’attenzione su Gesù.

E il comportamento di Andrea, non dice la stessa cosa? Ha la fortuna di incontrare Gesù e di passare del tempo con lui: e qual è la sua reazione allorchè se ne torna a casa? Non può far a meno di raccontarlo al fratello, Simon Pietro: “Abbiamo trovato il Messia: vieni!”. E lo condusse da Gesù”. Non s’è limitato a dare un’informazione: “Ah, guarda che, se t’interessa, lo trovi a Nazaret… nella tal via….”. No. Lo condusse da Gesù. Ecco cos’è la testimonianza. Ecco le uniche prediche che funzionano: quelle in cui si va davanti, in modo tale che chi è dietro possa seguirci. Che poi è la lezione che ci dà il Signore stesso proprio in questa Domenica. Non appena s’accorge di quelli che lo stanno seguendo, si volta e domanda: “Che cercate?”. Quelli rispondono un po’ imbarazzati: “Maestro, dove dimori?”. Avrebbe potuto rispondere: “A Nazaret… a 50 chilometri da qui… Perché me lo chiedete?”. No, fu un’altra la risposta: “Venite e vedrete!”.

Questo, in fondo, significa “mettersi in gioco”, lasciarsi disturbare, perché quei discepoli possano non solo sapere, ma sperimentare, provare, constatare di persona. Non vi pare abbastanza per tirare la conclusione? Non sappiamo se i bambini e i ragazzi di oggi domani saranno cristiani oppure no. Non sappiamo se quando tornerà Gesù Cristo ci sarà ancora la fede sulla terra, ma se c’è una probabilità che ci sia, non dipenderà dai libri o dalle innumerevoli chiese sparpagliate sulla faccia della terra: no. Dipenderà in massima parte dalla nostra testimonianza.

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