Tra folk e sinfonia, un Van De Sfroos da tutto esaurito

Auditorium Santa Chiara tutto esaurito per un Davide Van De Sfroos inedito ma che, anche questa volta, non delude le aspettative. Sabato sera, la penultima data del tour invernale, accompagnato dalla “Folkestra”, ensemble di otto elementi (cinque legni e tre ottoni) con la quale, il cantantautore comasco e la sua band, anche a Trento, riescono a dare una nuova veste a pezzi noti e meno noti dell’ampio repertorio.

Tra il folk e la sinfonia, riprendono vita alcuni dei personaggi di Van De Sfroos, dai più celebri a chi rischiava di finire del dimenticatoio: Nona Lucia, stria moderna che la parla cun’t i sàss e la fa cambià anca el vent, Madame Falena che una volta la nava in giir cul foulard e la giacca

vèrta, Sügamara, vita storta e senza filtro, sistemàda cul martèll, a cui capitò di provare a rapinare la banca dove lavorava il figlio. E ancora quello Yanez un po’ imbolsito, preso in prestito da Salgari e portato sul palco dell’Ariston, qualche anno fa. O il Fendin, che non ha fatto benedire la sua gondola, ed ora ne paga le conseguenze.

Tra una canzone e l’altra, il palco diventa un salotto: con la sua voce graffiante e la sua tagliente ironia, Davide scherza con lo storico violinista, creatore e direttore della “Folkestra” Angapiemage Galiano Persico (“Non ricordo quanto ti ho dato il permesso di suonare quel campanaccio”, gli dice al termine di un brano. “Infatti, non me l’hai dato”, la risposta) e con il pubblico.

Poi si fa serio e invita a riflettere sull’attualità, su un futuro che non è quello sognato dalla sua generazione; qualcosa evidentemente è andato storto, dice Davide, dato che la guerra e la violenza imperversano.

Così il “suo” cavaliere senza morte attraversa i secoli, dal martello di Thor alle Crociate, diventa immortale e si addormenta poi apre gli occhi e la prima cosa che vede sono i carri armati. E poi, con E Semm Partii ci ricorda che non troppi decenni fa, a emigrare in cerca di una vita migliore erano i nostri nonni, come figli portati a spasso dalle onde, con una valìsa che gh’è deent nagòtt.

L’acqua diventa così il filo conduttore di questo viaggio musicale che in due ore e mezzo riserva anche citazioni inaspettate, da Chan Chan dei Buena Vista Social Club a Luglio, agosto, settembre (Nero) degli Area, mentre la Folkestra si presenta sulle note epiche del tema della conosciuta serie televisiva Il Trono di Space.

Akuaduulza, ma de un duulz che nissoen el voe beev, è una canzone che parla di ritorni, così anche i musicisti, dopo qualche istante di pausa, rientrano sul palco accelerando sugli ultimi due pezzi: La curiera e La balera, due cavalli di battaglia di Davide, nati dalla sua anima più folk, che sabato sera ben si è intrecciata con violini ed ottoni.

Un nuovo capitolo di una carriera ormai venticinquennale. Anche questo, ben scritto.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina