Storie di mezza estate e di un rullino fotografico – oggetto che per i più giovani è praticamente sconosciuto – ritrovato per caso in montagna e con l’involucro tutto rovinato dalle intemperie che si sono succedute in oltre quarant’anni. Una sorta di reperto archeologico nell’epoca degli smartphone, delle migliaia di immagini conservate nel cloud e condivise in pochi secondi. Del resto, con l’arrivo della tecnologia digitale, abbiamo dimenticato quella che era la funzione del rullino (come abbiamo dimenticato quella del gettone telefonico) e con essa abbiamo perso il valore delle immagini catturate con la pellicola, abbiamo scordato che ogni scatto aveva un costo, che le inquadrature andavano ricercate con attenzione, mai sprecate. Abbiamo pure dimenticato il senso dell’attesa e l’emozione di scoprire, dopo giorni, come erano venute le fotografie, pronte per essere sistemate in un raccoglitore che poi sarebbe passato di mano in mano. Rimasto per quasi quarant’anni sotto un sasso, il rullino della nostra storia è stato ritrovato per caso qualche settimana fa da un geologo appassionato di arrampicata tra le rocce della Gola di Frasassi nell’omonimo parco naturale nelle Marche. Sembrava un oggetto ormai senza valore, da riportare a valle per ripulire la montagna di un rifiuto inquinante. Ma la curiosità, a volte, è ottima compagna di viaggio e così seppur tra non poche difficoltà tecniche – il rullino è stato sviluppato e finalmente è riuscito a svolgere la funzione per cui era stato utilizzato, registrare un’immagine e destinarla al futuro. Un volto, uno sguardo, un abbraccio, un sorriso: il miracolo della fotografia è impedire che quei gesti sfioriscano nel tempo, ma possano conservare la freschezza del primo giorno.
Ed è proprio questo che il rullino trovato tra le rocce ha saputo regalare a chi, finalmente, ha avuto le possibilità di guardare quei fotogrammi. Grazie agli strumenti di restauro digitale, le immagini si sono manifestate nella loro originalità; poi, con l’aiuto delle tecnologie dell’intelligenza artificiale, si sono recuperati anche i lineamenti dei volti e dei sorrisi. Rimaneva però l’incognita di chi fossero i protagonisti di quelle immagini che arrivavano al passato.
È nata così l’idea di un appello pubblicato su Facebook. «Ho trovato un rullino fotografico in montagna», dice il regista Paolo Bacchi all’inizio del video. Per poi rivolgere una richiesta semplice, lanciare un appello: «Se riconoscete qualcuno, scrivetemi». Infine, l’invito a condividere il messaggio, nella speranza che quei volti potessero ritrovare un nome.
È bastato questo per mettere in moto una incredibile mobilitazione via social: decine di migliaia di condivisioni, quattro milioni di visualizzazioni in quarantotto ore, un passa parola digitale che in pochi giorni è arrivato anche sullo smartphone di Renata Nardinocchi che non ha saputo trattenere l’emozione per quelle immagini del 1986 che ritraevano suo marito e i suoi compagni dell’epoca: appassionati di montagna, tutta gente che operava nel soccorso alpino marchigiano, luoghi anche da lei ben conosciuti e frequentati per tanti anni. In quel momento, i fotogrammi smettevano di essere testimonianza del passato, ma diventavano il film di una vita. Anche perché, il protagonista delle fotografie, colui che aveva perso il rullino nella zona delle “Torri di Iesi”, tredici anni dopo quegli scatti era morto in un incidente in montagna. Tiziano Cantalamessa era un alpinista molto conosciuto, qualcuno lo aveva addirittura definito il “Bonatti del Sud Italia”, aveva aperto delle vie in quota ed era stato presidente del Soccorso alpino di Ascoli Piceno.
“Quelle immagini sono una carezza al cuore”, ha commentato la moglie che su Facebook ha ricordato la storia del marito e ha ringraziato tutti i protagonisti di questa vicenda che forse non è solo la storia di un rullino ritrovato, né quella dell’intelligenza artificiale che restaura fotografie. È una storia che parla di memoria, di affetti e di come, qualche volta, l’innovazione non si limiti solo a creare qualcosa di nuovo e di sorprendente, ma riesca a restituire qualcosa che sembrava perduto per sempre.