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Quando si parla di Cina e di Chiesa cattolica, il tempo dovrebbe essere misurato in secoli. Papa Francesco sembra saperlo bene. Il 2 ottobre scorso, interrogato in merito, disse che: “Le cose lente vanno bene, sempre. Le cose in fretta non vanno bene”. Eppure qualcosa in questi mesi si muove davvero.

Cristiani e musulmani uniti per la pace, contro il terrore. Anche la comunità islamica del Trentino-Alto Adige ha risposto all’appello dei musulmani francesi ed ha partecipato in varie chiese trentine alla Messa domenicale, soliale dopo l’uccisione di un anziano prete in una chiesa di Roeun da parte di due terroristi legati all’Isis martedì scorso.

Alla violenza e all’odio è necessario rispondere con “segni di speranza, di pace e di coesione”. Lo ha affermato il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, all’indomani della “strage dei giovani”, compiutasi nel pomeriggio di venerdì 22 luglio in un centro commerciale del capoluogo bavarese.

Tutto sembra dirci: non è più tempo per la dolcezza né per la tolleranza. Siamo in guerra? Il fanatismo, nelle sue varie sfumature e realtà, per definizione non contempla il dialogo. Coltivare l’illusione che sia possibile questo dialogo serve solo a farci sentire buoni, magnanimi.

Il digiuno e l’astinenza quaresimale, come mezzi atti per purificare lo spirito umano e per renderlo degno di elevarsi a Dio e di contemplarlo, li troviamo praticati nell’Antico Testamento. Presso i cristiani d’Etiopia questo periodo di digiuno viene chiamato “Tsome Arbe’a’”.

In questi giorni "tormentosi" una domanda mi torna alla mente. Da sempre l'uomo è guidato da un istinto di supremazia, dominio e potere. Anche gli animali combattono per dimostrarsi i migliori. L'uomo però usa la religione e la “razza” come giustificazione per ogni tipo di azione.