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“Non dimenticate che io sono in prigione”
“Non so come potrei far fronte a questa situazione senza la fede in Dio, senza la preghiera, senza la coscienza di essere sostenuto dalla preghiera ...
“Non so come potrei far fronte a questa situazione senza la fede in Dio, senza la preghiera, senza la coscienza di essere sostenuto dalla preghiera delle altre persone e dall'affetto di quanti mi conoscono. Infine, mi sostiene la coscienza di essere innocente riguardo a tutte le accuse per le quali sono stato portato in prigione
So che moltissime persone non mi hanno dimenticato, ma al contrario pregano per me, che sono nella prigione di Gabode (nei pressi di Gibuti).
Non so quali erano i sentimenti di S. Paolo in prigione; i miei pensieri sono dominati dall'impressione di quanto sia strano vivere in questa situazione.
Tecnicamente si tratta di una detenzione preventiva in attesa di giudizio. Sono in una cella e la sola occasione di uscire sono le visite, quindi una mezz'ora o un'ora al giorno.
La mancanza di movimento di mi è difficile da sopportare. Nello stesso tempo, devo essere prudente se voglio mettermi a fare un po' di ginnastica. I primi giorni mi hanno dato molto male alle braccia e alla schiena, a causa dei muscoli che non erano abituati a questi esercizi fisici.
Almeno tutt'attorno c'è calma e tranquillità. Sono il solo prigioniero rinchiuso in questa parte della prigione e, nonostante il peso dell'isolamento, credo che sia una forma di trattamento di riguardo. In effetti, sento a distanza le voci degli altri prigionieri che devono invece condividere lo stesso locale. Per me rimanere in quella situazione sarebbe molto più dura per il rumore, la confusione, la mancanza di intimità e di concentrazione.
Prendo questo tempo in prigione come un monaco nella sua cella: la preghiera, la presenza del Santissimo Sacramento e la lettura riempiono una gran parte della giornata. Qui non sento il bisogno di fare la siesta, dato che mi corico verso le 18, quando inizia a fare notte, e mi alzo alle 6.
Non voglio infatti accendere la luce del neon a causa delle zanzare, ma anche perché ho letto già molto durante la giornata.
Verso le 7 del mattino le guardie vengono a vedere se va tutto bene e così fanno anche a sera, verso le 18.
Alle 11, circa, ricevo qualche visita e allora posso andare fino alla porta d'entrata: quasi ogni giorno arriva il vescovo, mons. Giorgio Bertin, e Nathalie, la segretaria del Consolato italiano o lo stesso Console. Ogni giorno per il mio conforto suor Anna e suor Maria Domenica con il loro affetto mi procurano il cibo e le bevande. E giungono anche altre persone, che pur hanno difficoltà ad entrare.
Grazie, un grande grazie a tutti. Vedo bene il conforto e il sostegno che queste visite mi danno e mi propongo come obiettivo di fare quel che posso per visitare i prigionieri una volta che sarò libero. E' bizzarro e ridicolo perché il direttore e diverse guardie già mi conoscono, considerato che da qualche anno io vengo regolarmente alla prigione per visitare i detenuti. Ora è il mio turno di avere delle visite...
Io non so come potrei far fronte a questa situazione senza la fede in Dio, senza la preghiera, senza la coscienza di essere sostenuto dalla preghiera delle altre persone e dall'affetto di quanti mi conoscono. Infine, mi sostiene la coscienza di essere innocente riguardo a tutte le accuse per le quali sono stato portato in prigione.
Pregando i salmi delle Lodi e dei Vespri come comprendo meglio il grido verso Dio, affinché faccia giustizia, difenda il debole dall'ingiustizia, la Sua mano si alzi e agisca!
Nello stesso tempo, la croce prende un rilievo più profondo perchè per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente “povero” e privato della libertà.
Ora porto una croce molto pesante e posso solamente aver fiducia in Dio affinché non duri troppo a lungo. Spero possa risultarne un frutto spirituale per me e per altre persone.
Sento il bisogno di ringraziare il personale della prigione: sono, senza eccezione, gentili e spesso mi dimostrano la loro simpatia sotto forma di incoraggiamento o di piccole conversazioni, come avviene tra persone che vivono in circostanze normali. Senza dubbio il loro lavoro è molto difficile, fra tanti prigionieri e con la struttura della prigione in degrado. Essi hanno ottenuto il mio rispetto.
Dopo questo periodo, che spero possa concludersi presto, domando a Dio di conservare bene nel mio profondo il ricordo di questa esperienza. Una dipendenza totale, una fiducia nella sua volontà, molto più forte di tutto il male, un bisogno di preghiera, la presenza continua di Gesù, l'eucaristia ad un metro da me, la lettura attenta della Parola di Dio, il rosario più regolare di prima, l'offerta di questa prova come un sacrificio per la gloria di Dio: sì, sono grandi doni, che voglio conservare e proteggere.