Se mancasse Cavit…

Non si può dire altrettanto per alcune cantine aderenti al consorzio. Quale ruolo potranno avere in futuro le associate?

Prima dell’ultimo cambio di direzione, l’assemblea di bilancio di Cavit era aperta ai giornalisti. Da qualche anno l’incontro si fa separatamente, ma nella stessa giornata. Agli operatori dell’informazione si toglie la possibilità di assistere ad imprevisti interventi fuori regola che rischiano di turbare la serenità dei lavori assembleari e la valutazione di chi vi assiste. In sede separata i giornalisti possono apprendere dai vertici di Cavit i risultati del bilancio, gli indirizzi e le scelte che lo hanno determinato, potendo poi porre domande anche sulla base della documentazione contenuta nella cartella stampa.

Le voci di bilancio di quest’anno hanno tutte segno positivo e ciò si ripete, seppure in misura meno consistente, da qualche anno. Il fatturato si attesta sui 158,5 milioni di euro con un 3,7% di incremento. Il risultato è ottenuto grazie ad una crescita sia dell'export (+4,7%) sia sul mercato interno (+1,1%). La composizione del fatturato resta fortemente orientata all’export (79%), pur mantenendo nel mercato italiano una buona quota sui prodotti a marchio.

Migliora il risultato netto di esercizio che raggiunge i 5,6 milioni di euro rispetto ai 4 milioni dello scorso anno e si rafforza la posizione finanziaria netta, passata da -13 milioni dell'esercizio precedente a più 2 milioni di euro. Cavit non è praticamente indebitata nei confronti del sistema bancario e può programmare nuovi investimenti ed eventuali operazioni straordinarie (settore spumantistico).

La casa spumantistica tedesca Kessler nella quale Cavit ha investito 2,5 milioni di euro ha ottenuto in 11 mesi (il bilancio chiude il 30 giugno) 4,3 milioni di fatturato, il 10% in più del corrispondente periodo dell’anno precedente. Oltre alle cifre i dirigenti hanno evidenziato fatti che ritengono di rilievo. Cavit ha assorbito dalle cantine sociali aderenti una quantità eccezionale di vini fatti con le uve della abbondante vendemmia 2013. A fine settembre di quest’anno aveva ritirato il 92% dei vini previsti dal piano di conferimento. La somma totale liquidata supera del 10% la cifra del precedente esercizio. Ha rinnovato importanti programmi promozionali sostenuti dalla Comunità europea negli Stati Uniti, Canada, Giappone e Cina per mantenere la posizione primaria negli importantissimi mercati del Nord America e migliorare la presenza sui mercati asiatici.

Iniziative promozionali autofinanziate sono state realizzate anche in Italia puntando molto sugli spumanti classico e charmat e sui vini tranquilli di alto profilo qualitativo.

Finita l’esposizione, abbiamo posto una domanda preceduta dal seguente preambolo: dalla nascita (a metà degli anni ’50 del secolo scorso), Cavit persegue la missione statutaria di assicurare ai viticoltori, tramite le cantine sociali, il massimo ricavo possibile. Condividendo la giustezza dell’obbiettivo, apprendiamo con soddisfazione che il risultato è stato anche quest’anno raggiunto confermando il ruolo insostituibile di Cavit. Dobbiamo però costatare che non tutte le cantine sociali sono in grado di presentare bilanci altrettanto positivi. Nel complesso rileviamo che il reddito dei viticoltori è di molto diminuito rispetto a 15 anni fa, mentre in provincia di Bolzano dove la parola d’ordine è perseguire uniti il massimo grado di eccellenza in termini di qualità e conseguentemente di prezzi, esso è raddoppiato.

Chiediamo pertanto quale ruolo rivestiranno in futuro le cantine sociali. Quale contributo potranno dare per elevare la qualità e il prezzo dei vini. Quali compiti spetteranno ai direttori delle cantine sociali.

La risposta dei vertici di Cavit si può riassumere nelle seguenti affermazioni. Contiamo di avere una sempre maggiore integrazione con le cantine associate. La cooperazione è fatta di coinvolgimento, ma nel rispetto della loro autonomia. Il mondo agricolo procede a passi lenti. Alle cantine sarà chiesto di produrre, ciascuna sul proprio territorio, almeno un vino di eccellenza, espressione del terroir (terreno, ambiente, tradizione, viticoltore). Le cantine non devono fungere solo da centri di raccolta. I direttori saranno chiamati a partecipare ad un processo virtuoso basato sulla qualità rapportata al giusto prezzo e al mantenimento del flusso esportativo di vini richiesti dai diversi mercati.

La nostra conclusione.

La risposta va in senso contrario al documento firmato 5 anni fa da Emilio Pedron, consulente estemporaneo della Cooperazione. Pedron auspicava una distinzione di ruoli tra l’attività commerciale di Cavit in ambito internazionale, anche vendendo vini non trentini e il ruolo di supporto di Cavit alle cantine sociali per elevare la qualità, il valore e il prezzo di vini eccellenti o prossimi all'eccellenza. Comunque espressione di territorio. Prevedeva concrete forme di sinergia fra Cavit e Mezzacorona per evitare concorrenza reciproca, ma soprattutto raggiungere risultati economici maggiori a livello internazionale. Consigliava inoltre l’istituzione di una cabina di regia per il vino trentino. Nell'incontro stampa si è parlato molto dei risultati plurimi che Cavit potrà ottenere applicando a livello di territorio, di cantine e di singoli vigneti il progetto PICA che è stato da poco completato. C’è però il rischio che esso diventi uno strumento impositivo delle decisioni enologiche, commerciali e viticole di Cavit in vista di una remunerazione che continua purtroppo a diminuire, nonostante i buoni intendimenti.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina