Non di sola carne viva l’uomo

Galligioni, primario al “S. Chiara”: “Per mantenere un organismo in buona salute occorre una dieta equilibrata, bilanciata e variata”

Cristofolini (Lilt del Trentino): “La prevenzione primaria è in grado di evitare circa l’80 per cento di tutti i tumori”

Dobbiamo diventare tutti vegetariani e dire addio a prosciutto, speck, salame e alle “braciolate” estive? “Come sempre servono buon senso, equilibrio e moderazione”. Così Enzo Galligioni, primario del reparto di Oncologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento commenta il recente documento pubblicato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla possibilità che la carne lavorata e quella rossa siano cancerogene.

“Il rapporto conferma dati che conoscevamo da tempo – spiega il primario –, ovvero che la presenza di conservanti e di prodotti di combustione come nel caso della carne lavorata, dei cibi affumicati, cotti alla brace e salati, è legata all’aumento del rischio di tumori. Si tratta quindi di limitarne il consumo”.

Insomma, non c’è motivo per scatenare un allarme e di sentirsi in colpa per le bistecche e le salsicce mangiate. “Va anche detto – precisa il dottor Galligioni – che si tratta di un rapporto, certamente serio e rigoroso, frutto però di oltre 800 studi epidemiologici precedenti, che indagavano il legame tra consumo di proteine animali e insorgenza di cancro in tutto il mondo, quindi i dati si riferiscono ad una popolazione non del tutto corrispondente all’attuale e alla modalità dell’alimentazione di oggi, che utilizza meno conservanti tossici”.

Se dal punto di vista scientifico nel rapporto dell’Oms non c’è nulla di nuovo, la pubblicazione e l’identificazione certa di una nuova sostanza come fattore cancerogeno rappresenta comunque un valore aggiunto alla prevenzione. “Gli studi dell’Iarc – sottolinea Galligioni – ci dicono che per mantenere un organismo in buona salute occorre una dieta equilibrata, bilanciata e variata, in sostanza per invecchiare meglio serve un corretto apporto nutrizionale di carboidrati, proteine, cereali, frutta, verdura, olio d’oliva, pesce e anche di grassi saturi come lo sono quelli di origine animale. Nella misura in cui sappiamo mantenere la varietà i rischi sono minimali, al contrario se abusiamo tutti i giorni di un tipo di alimento i rischi possono aumentare”.

I ricercatori hanno inserito nel primo Gruppo le carni lavorate tra le sostanze più cancerogene, alla stregua del fumo e del benzene, e le carni rosse, per esempio, manzo, maiale, vitello, agnello, cavallo, tra quelle “probabilmente cancerogene”. Il consumo di 50 grammi di carne trattata, würstel, carni in scatola e salsicce aumenterebbero del 18 per cento il rischio di tumore al colon-retto. “Per le carni rosse – aggiunge Galligioni – non è ancora stata dimostrata un’associazione stretta con i tumori, ma viene associata una potenzialità. In ogni caso, ripeto, un’alimentazione errata con un utilizzo esclusivo e quotidiano degli alimenti, anche i cosiddetti naturali, può portare alla trasformazione di un tumore, specialmente se non si accompagna un sufficiente smaltimento delle calorie ingerite. E’ l’equilibrio energetico la chiave di uno stile di vita che ci protegge”.

Il segreto rimane la dieta mediterranea, evitando gli eccessi con un’attenzione alla qualità dei cibi che acquistiamo. In Italia, assicura il Ministero delle Politiche agricole, c’è un sistema di lavorazione delle carni di altissimo livello e sono molto rigidi i controlli in tutta la filiera di produzione, che può essere definita a chilometri zero per quanto riguarda il Trentino.

“Ora – conclude l’oncologo Enzo Galligioni – le valutazioni dello Iarc impongono di proseguire il lavoro di educazione alimentare e alla salute nelle scuole e di investire in politiche di prevenzione che possono garantire la sostenibilità del sistema sanitario”.

In questa direzione insiste ormai da molti anni Mario Cristofolini, dermatologo e presidente della Lilt trentina (Lega italiana per la lotta contro i tumori). “Sappiamo – interviene ai microfoni di radio Trentino inBlu – che la prevenzione primaria è in grado di evitare circa l’80 per cento di tutti i tumori. Stili di vita scorretti come il fumo di sigarette, l’alcol, la sedentarietà, l’esposizione ai raggi UV e una cattiva alimentazione provocano malattie e un invecchiamento precoce. E’ necessario dedicare più fondi alla prevenzione, che non significa solo screening ed esami, ma vuol anche dire imparare a volersi bene”.

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