Non c’è posto per tutti

A S. Michele respinte duecento domande. Venti erano di famiglie di agricoltori. Il dirigente chiarisce criteri e motivi della selezione. Applicata fin dalla fondazione dell’Istituto (1874)

A suscitare proteste più o meno manifeste e un’interrogazione in Consiglio provinciale non è stato il numero elevato di domande di preiscrizione all’Istituto tecnico agrario di San Michele per l’anno scolastico 2016-2017 respinte, ben 200 sulle oltre 400 presentate. La scintilla è stata innescata dal fatto che tra i duecento esclusi venti erano figli di agricoltori e sei di questi provenivano da famiglie di allevatori. Il dirigente prof. Marco Dal Ri spiega che a differenza dello scorso anno il test di ingresso al percorso professionale è stato esteso anche ai figli di agricoltori. In precedenza erano ammessi automaticamente solo sulla base della comprovata provenienza da azienda agricola.

Si tratta di decisione precedentemente approvata dal Consiglio di amministrazione della Fondazione Mach che, giova ricordarlo, è costituito per la quasi totalità da rappresentanti di sindacati e di enti cooperativi agricoli. A suggerire l’aggiunta alla provenienza di un test psico-attitudinale per verificare il grado di motivazione del giovane a frequentare i corsi è stata la duplice e negativa costatazione nell’ultimo anno scolastico di uno scarso rendimento non disgiunto da atteggiamenti di supponenza (“tanto, il futuro ce l’ho assicurato anche senza studiare molta teoria”) proprio da parte degli agricoli. Riferendosi alla selezione applicata agli oltre 400 richiedenti e ai 200 respinti il prof Dal Ri ha fornito per tempo alle famiglie soluzioni alternative. Per gli aspiranti all’Istituto tecnico l’iscrizione ad altra scuola agraria extra provinciale o a un Istituto tecnico (per geometri e/o industriale), nella previsione di un possibile rientro a S. Michele al secondo anno. Ai professionali il ventaglio consigliato è più ricco e variato: iscriversi alla scuola di agricoltura di Laives (Bolzano), attendere il raggiungimento del 18° anno di età per iscriversi al corso biennale per il brevetto di imprenditore agricolo, l’ammissione al sistema duale di tipo professionalizzante già operante in provincia di Trento per comparti diversi da quello agricolo. Il ragionamento del prof. Dal Ri va però oltre la soluzione di quest’anno. Il numero programmato o chiuso ha accompagnato fin dalla fondazione dell’Istituto agrario di S. Michele le proposte didattiche e l’attività di istruzione e formazione professionale che si sono succedute fin dal 1874 anno di fondazione.

La selezione ha avuto fin dalle origini due motivazioni costanti: la ferma volontà di puntare all’eccellenza della formazione di discenti (scolari o studenti) di ogni ordine e grado e la opportunità di rapportare il numero dei frequentanti alla situazione socio-economica e tecnica dell’ agricoltura. Non solo provinciale,ma anche nazionale ed europea.

Seguendo la traccia del prof. Dal Ri, abbiamo raccolto da vari documenti storici elementi che confermano gli assunti dianzi elencati. La scuola agraria regolamentare all’istituto incominciò la sua attività già nell’autunno del 1874. Per il fatto che nella provincia erano rappresentate principalmente la media e la piccola proprietà, ci si dovette limitare ad una scuola inferiore di viticoltura, frutticoltura e agricoltura.

In occasione del primo giubileo di direzione di Edmondo Mach vennero a S. Michele decine di assolti della scuola tecnica biennale che erano andati a lavorare anche nei vari Paesi dell’Impero Austroungarico. Nel 1922 erano attive tre iniziative didattiche: corso regolare di durata triennale per agenti rurali, corso semestrale per giovani contadini, corso semestrale di caseificio. Più una decina di corsi di aggiornamento di breve durata su temi specifici. I docenti svolgevano a periodi attività di istruzione pratica attraverso le cattedre ambulanti. Dal 1958 al 1961 prendono vita l’Istituto tecnico agrario con specializzazione in viticoltura ed enologia e l’ Istituto professionale triennale per esperti frutticoli, viticoli e zootecnici. Nel 1990 la scuola professionale triennale venne soppressa e si diede vita all’Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente (durata cinque anni) che ha diplomato alcune centinaia di agrotecnici con la qualifica intermedia di esperto ambientale e forestale. Nel 2003 nasce la scuola professionale per imprenditori agricoli (3+1) destinata a figli di agricoltori decisi a subentrare nella gestione dell’azienda familiare. Nel 1996 al percorso sessennale che diploma periti agrari specializzati in viticoltura ed enologia si aggiunge il corso triennale di laurea breve in viticoltura ed enologia. La crescita esponenziale delle richieste di iscrizione ai percorsi didattici negli ultimi anni e del numero di giovani che scelgono l’agricoltura talora anche senza disporre di azienda agricola sono fenomeni da analizzare da tutte le istituzioni ed organismi che hanno parte in causa.

La conclusione del prof. Dal Ri non può che essere condivisa.

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