Passero solitario

Cala da tempo in varie regioni d’Italia. Il fenomeno trova conferma anche in Trentino. Molteplici le cause, compresi alcuni fitofarmaci. Come evitare il peggio

Succede anche per i passeri: o li ami o li detesti. Li ami quando, sedendo al tavolino del bar portato all’esterno, vedi che entrano senza paura sotto le sedie a raccogliere briciole. O quando si intrufolano tra i colombi della piazza per sottrarre ai pennuti cittadini una piccola parte delle manciate di cibo che mani non rispettose del divieto distribuiscono a spaglio. Quando nei campi avevano spazi ben maggiori degli attuali frumento, segale, grano saraceno, mais, sorgo e le granaglie o le pannocchie si portavano nelle parti alte delle case per asciugarne i chicchi, ai passeri si dava la caccia o si catturavano con vari mezzi fa da te. Una cosa è certa: i passeri un tempo erano molto più numerosi di adesso. In città e nei paesi, ma anche nei prati o seminati, nei muri a secco, sotto le tegole o nei fori di case rustiche poco frequentate dall’uomo, ma vicine a coltivi e a numerose specie di insetti con i quali variare e completare con apporto proteico la dieta vegetariana almeno quando nei nidi c’erano i piccoli da sfamare.

“Passeri, è allarme rosso! Monitoriamo la loro presenza” scrive sul numero 6/2017 di Vita in Campagna Mauro Bonora, naturalista e fotografo di fama internazionale. Il sommario chiarisce la portata del titolo “Uccelli da sempre fra i più conosciuti, i passeri sono in diminuzione ovunque e in alcune zone sono addirittura scomparsi. E’ un vero allarme rosso per questi volatili che da sempre hanno animato campagne e città”.

Prima di addentrarci nell’analisi delle cause del fenomeno regressivo, riportiamo dall’“Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti in provincia di Trento”, pubblicato nell’ottobre 2005 dal Museo Tridentino di Scienze naturali (oggi MUSE) a cura di Paolo Pedrini, Michele Caldonazzi, Sandro Zanghellini e collaboratori, uno stralcio delle carte di identità delle due specie di passeri presenti in Trentino: Passera d’Italia e Passera Mattugia. Per la prima specie sotto la voce conservazione è scritto: “il legame che la passera d’Italia evidenzia nei confronti degli ambienti antropizzati e la notevole capacità di sfruttamento delle risorse messe a disposizione dall’uomo fanno si che non esistano motivi di preoccupazione per la sua conservazione”. Della seconda, sotto la stessa voce, troviamo scritto: “La diffusione delle monocolture e le conseguenti variazioni ambientali possono avere determinato un calo della presenza negli ultimi decenni. Recentemente la specie ha subito un declino in molti paesi europei Occidentali e Nord Occidentali”.

Nel capitolo 10 (“La lista rossa degli uccelli del Trentino”) troviamo scritto, ma solo per la passera Mattugia: “fattori di minaccia o cause di estinzione: rarefazione e/o alterazione dell’habitat; intensificazione le pratiche agricole; rarefazione dei siti di nidificazione. Lista rossa TN: NT che significa  potenzialmente minacciata. La scala inizia con la sigla RE (estinte): seguono RE? (dubitabilmente estinte); in pericolo in modo critico (CR; in pericolo (EN); vulnerabili (VU); NT potenzialmente minacciate. Pur tenendo conto che nell’arco di 12 anni molti cambiamenti possono essere intervenuti sia in città sia in campagna a peggiorare la situazione, non riteniamo che rispecchi la realtà del Trentino l’ affermazione di allarme rosso contenuta nel titolo dell’articolo di Bonora.

Riportiamo comunque le cause elencate dall’autore: corvidi, (i corvi mangiano uova e uccellini nei nidi); siti di nidificazione venuti meno sia in città che in campagna; problema fitofarmaci (i passeri mangiano semi o insetti avvelenati); abitudini gregarie (spostamenti di massa da siti inospitali a siti più confacenti; caccia (valeva un tempo). Bonora precisa che a scatenare il calo non è una singola causa, ma più situazioni concomitanti. Della stessa opinione sono gli esperti del MUSE e della Cooperativa Albatros Caldonazzi e Zanghellini.

Gli esperti del MUSE citano un solo articolo pubblicato su Nature da autori olandesi che hanno dimostrato con prove di campo la correlazione fra utilizzo di piretroidi e morte di passeri.

Per riportare la situazione alla normalità possiamo utilizzare cassette nido, fornire cibo durante l’inverno, evitare l’uso di insetticidi. Sono questi i possibili strumenti di cui disponiamo per frenare il cammino verso l’estinzione dei nostri amici-nemici.

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