Nel regno del milione di elefanti

La Chiesa del Laos può invocare ufficialmente i suoi Protomartiri nei 17 che saranno dichiarati “Beati” a Vientian l’11 dicembre 2016

I primi contatti tra l’Europa e il Laos

Laos è un nome evanescente e ben pochi riconoscono la sua collocazione nell’atlante asiatico. Gli storici ci dicono che se non vi fosse stata la colonizzazione francese, quasi sicuramente sarebbe stato invaso parte dalla Thailandia (che allora si chiamava Siam) e parte dal Vietnam. Di fatto, la vera ricerca storica sul regno di Luang Prabang e su quello del sud (Langxan o Lao) è limitata, anche se ne accennava già Marco Polo e qualche altro occidentale, ma senza andare oltre la menzione della sua esistenza; scarne sono anche le descrizioni dei cartografi cinesi. Non è però una piccola nazione, tanto che copre un territorio di 230 mila kmq, più di due terzi dell’Italia ed è quindi ben più grande di molti stati europei. Conta circa 6,5 milioni di abitanti (secondo il censimento del 2015); ha monumenti antichissimi, templi caratteristici, fauna e flora attraenti. Era conosciuto come “Lan Xan Hom Khao” ossia Regno del milione di elefanti… anche se un po’ si esagerava su tale cifra, se ne celebra ancora un grande festival a febbraio e turisticamente il paese è definito la “nuova perla del sudest asiatico”.

Nemmeno nel passato però fu molto menzionato, e i rari accenni si devono a qualche mercante olandese o portoghese, ma soprattutto è merito della cura dei missionari per ogni popolo, se l’attenzione mondiale si rivolse anche a quella gente. Il primo a riferirne fu il domenicano Gaspar de Cruz alla fine del 1500, seguito poco dopo dallo spagnolo Gabriel Quiroga de San Antonio che affermò che esisteva “el reino famosìsimo de Laos”, che avrebbe avuto ricchezze incalcolabili. Il gesuita italiano Cristoforo Borri ne parlò in un libro sulla Cocincina nel 1631 e così fece a Roma padre Antonio Francisco Cardim nel 1645 e il confratello francese Alexandre de Rhodes a Lione nel 1651, mentre altri documenti dell’epoca rimangono manoscritti negli archivi dei missionari. I gesuiti pensarono a una permanenza in quel paese già nel 1616, ma padre Giovanni Maria Leria poté recarsi a Vientian soltanto nel 1642 e vi restò fino al 1648, senza poter però avviare una comunità cristiana. Sulla sua ampia esperienza scrisse un libro il confratello Giovanni Filippo de Marini, che ben presto fu tradotto anche in francese. Egli stesso notava che “tra tanti potenti regni dell’ultimo Oriente, dei quali non si è mai sentito parlare in Europa, ce n’è uno che si chiama Laos”. Dette ampie informazioni sui laoziani, ma non si ebbe seguito né per conoscenze ulteriori né per le missioni cristiane.

Un mercante olandese, Gerrit van Wuysthoff, era stato per un po’ a Vientian nello stesso periodo del Leria e pubblicò il diario del soggiorno ad Haarlem nel 1669. Ma nemmeno le relazioni commerciali ebbero sviluppo. Va tenuto presente poi che fino alla fine del 19° secolo si intendeva per Laos anche buona parte di quella che oggi è la regione nord-orientale della Thailandia, benché fosse sulla sponda destra del Mekong. Per una conoscenza del Laos si dovettero attendere i volumi di Henri Mouhot del 1864 e di François Garnier del 1866, rivolti soprattutto al pubblico francese.

Relazioni tra il Laos e la Francia

Nel clima di un quasi diritto degli Europei di imporre colonie nel resto del mondo, i francesi, giungendo dal Vietnam, imposero nel 1893 un “protettorato” sul Laos rimasto fino allora libero e unificarono nord e sud, pur lasciando formalmente la monarchia locale. Un “Viaggio attorno al mondo” del 1906 parla del Laos come “regione centrale dell’Indocina corrispondente al bacino centrale del Mekong…. Offre all’attività coloniale condizioni favorevoli sotto l’aspetto fisico, climatologico, economico. Una parte della regione fu neutralizzata in seguito all’accomodamento anglo-francese del 1895. Politicamente il Laos siamese è diviso in parecchi principati o Stati tributari (…). Luang Prabang, capitale del Laos francese, è meno popolata di Xieng-Mai (Chiang Mai), ma più frequentata dai commercianti, per la situazione come mercato, a valle del gran gomito del Mekong e alla foce del Nam-Kan, largo, rapido, rotto da cateratte, incassato fra due montagne coperte di foreste di teck…. Veduta dal fiume o anche dalla collina che vi sorge al centro sembra un soggiorno incantevole: le case e le pagode dai tetti dipinti e dorati, appariscono nel mezzo di una vera foresta d’alberi di cocco; ma quando si barca durante la stagione delle piogge, si affonda fino a mezza gamba in una melma nerastra e infetta…. Per quanto riguarda l’industria, la regione laotiana non offre risorse per il momento… ma la natura vi mette a disposizione abbastanza abbondanti ricchezze minerali”.

In realtà i colonizzatori francesi lasciarono il tutto allo stato di potenzialità, senza costruire strade e ferrovie, senza impianti industriali o importanti centri urbani. Si è affermato che fu seguita tale linea per non suscitare bramosie di conquista da parte di altri poteri, così che il Laos restasse uno stato cuscinetto. Percorso dalla guerra con le invasioni dei giapponesi non ebbe tempo di riprendersi in seguito e dopo l’indipendente fu attraversato da lotte interne e quindi da un governo dominato dalla Cina e dal Vietnam, ma timoroso anche dal potente regno di Thailandia, con il quale condivide il Mekong, il buddhismo theravada, una lingua molto simile, ma dal quale lo divide un forte stacco nel progresso umano, nel sistema politico e nei flussi economici. Paese senza accesso sul mare, il Laos dipende dal Vietnam e dalla Thailandia per varie importazioni e le sue esportazioni, con una bilancia costantemente negativa. Per indice dello sviluppo umano è al 141° posto nel mondo.

Inizi della Chiesa in Laos

I sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi non attesero l’arrivo dei compatrioti colonizzatori dal Vietnam per interessarsi al Laos, ma nella seconda metà del 1800 incominciarono a stabilire stazioni di piccole comunità di battezzati lungo il Mekong. Inizialmente i missionari provenivano dalla Cambogia, ma nel 1869 (superata l’opposizione del re del Siam) entrarono dall’occidente del Mekong e ben presto fu fondata una missione stabile a Sam Naua. Una più consistente fu stabilita a Ban Dorn Don nel 1885, che è considerata la data ufficiale dell’avvio della Chiesa in Laos. Questa poi è cresciuta, pur in un ambiente molto difficile e restio, anche per l’attaccamento della gente all’identità buddismo-patria; si basava sulle conversioni locali e su numerosi vietnamiti immigrati.

Nel 1938 la Santa Sede eresse la Prefettura Apostolica di Vientian e Luang Prabang, che divenne vicariato apostolico con un vescovo nel 1952, mentre il nord era affidato ai Missionari Oblati di Maria Immacolata, sempre francesi.

Questi chiesero poi aiuto ai confratelli della “provincia” italiana. Gli OMI d’Italia accolsero con grande entusiasmo la proposta, che affascinò innanzitutto i giovani studenti Oblati. Ecco come il nostro caro padre Mario, che aveva sognato inizialmente di andare in mezzo agli eschimesi, si trovò inviato in un clima tropicale. Ammirevole è il suo spirito di obbedienza, con animo lieto!

La sera del 31 ottobre 1957 i primi sei Missionari Oblati di M. I. italiani partivano per il Laos. Il “cronista” Mario Borzaga annota: “Alle nove si salì definitivamente sulla nave. Incominciava una nuova vita quando il rimorchiatore trascinava via dalla banchina la bellissima motonave Victoria”.

Dal 1934 erano attive in Laos anche le Suore della Carità e le Amanti della Croce, che erano state fondate ancora alla fine del 1600 proprio nel sudest asiatico. Hanno sempre reso un enorme servizio all’evangelizzazione, prima con scuole e opere assistenziali e dopo la chiusura imposta dal governo nel 1976 con l’animazione pastorale delle comunità. Per i pochi seminaristi si contava sul Seminario regionale di Penang (Malesia), mentre per i più giovani si aprì un centro formativo a Paksan, il più consistente centro pastorale del Laos.

Chiesa del Laos: povera e testimone di speranza

Dopo il 1975 non soltanto il piccolo seminario fu chiuso, ma i missionari stranieri non uccisi furono espulsi e quasi tutti i pochi sacerdoti locali sperimentarono anni di prigione. L’ideologia dominante era marxista, contraria a ogni religione e soprattutto al cristianesimo. Si dovette attendere fino al 1996 per riaprire un seminario e poi avere nuove ordinazioni sacerdotali. Nel frattempo la Chiesa non aveva mancato di aiutare la gente, fornendo cibo, assistenza a invalidi e soprattutto a disabili e lebbrosi.

Padre Borzaga era arrivato in una Chiesa di chiara minoranza. Le statistiche sul Laos variano, dando alcune il 67% di buddisti, altre il 43%. I cristiani sono il 2%; numerosi sono gli animisti (49%) e comunque il culto degli spiriti è diffuso fra tutti; altri (indù, musulmani…) sono il 6%; recentemente si sono diffusi gruppi di protestanti. È un paese di giovani, poiché l’età media è di 19 anni; ed è marcato da una diffusa povertà, tanto che ancora oggi si situa al 138° posto mondiale per lo standard di vita della gente.

Sente il peso della pressione da est del Vietnam, dall’ovest della Thailandia, dal nord della Cina e confina pure con Cambogia e Myanmar. Di conseguenza ha sempre tenuto una linea politica di riservatezza. Dopo i conflitti coloniali vi furono l‘invasione giapponese, un breve ritorno della Francia, alcuni anni di turbolenze, l’indipendenza nel 1953, governi di unione nazionale ma anche lotte interne, presa del potere nel 1975 da parte dei Pathet Lao (comunisti filo-cinesi), dopo anni di guerra intensa da parte degli USA e con esodi massicci verso la Thailandia e quindi la Francia, l’Argentina e gli USA. Nel 1991 si è adottata una nuova Costituzione che concede una certa libertà religiosa. Dopo il 2000 si è riscontrato un ampio sviluppo del turismo e un discreto progresso anche nelle strutture del paese, con segni positivi per la gente. Si respira un’aria nuova, che non esisteva alla fine degli anni ’50.

Culturalmente il Laos non conosce l’alfabetizzazione per tutti, ma il 30% dei maschi e il 66% delle donne popolazione è ancora analfabeta. Etnicamente si calcola che il 55% sia lao, il 26% si distribuisce tra varie etnie, l’11% è k’mou (giudicati come fossero discendenti dagli schiavi) e l’8% hmong. Questa etnia è presente anche in Myanmar, ma soprattutto in Cina e si afferma che siano otto milioni. Vivendo al nord era piuttosto opposta ai nuovi signori di Vientian ed ai vietcong alleati con i cinesi maoisti; quindi erano – e sono – da loro visti con sospetto.

Chiesa nel Laos oggi

Come accennato sopra, l’inizio effettivo della presenza cristiana si deve ai padri delle MEP, che con enormi sacrifici testimoniarono la bontà del Signore Gesù, contro la paura degli spiriti. Dal 1935 sono stati sostenuti dagli Oblati di Maria Immacolata francesi. La guerra mondiale portò nuove sofferenze anche laggiù. Due vescovi francesi e altri fedeli furono uccisi dai giapponesi nel 1945, un sacerdote dai vietnamiti nel 1946: primi martiri di una giovane Chiesa, verso cui inchinarci con grande rispetto!

La Chiesa è suddivisa in quattro Vicariati Apostolici, con tre vescovi e un sacerdote amministratore a Luang Prabang. Dal 1996 quando si è aperto il seminario “maggiore” (con il sostegno della Chiesa tailandese) sono stati ordinati una quindicina di preti e una ventina sono i giovani che si preparano; oltre ottanta sono le Religiose che seguono persone disabili; anche la vita consacrata maschile ha visto una rinascita con due nuovi preti OMI; si stanno avviando corsi professionali per i giovani. La grande forza resta ancora la rete dei catechisti volontari e la testimonianza dei fedeli, malgrado tutti i sospetti di cui sono circondati.

Ora la Chiesa del Laos può riconoscere e invocare ufficialmente i suoi Protomartiri nei 17 che saranno dichiarati “Beati” a Vientian l’11 dicembre del 2016. Tra loro – ed anzi a capofila – vi è il nostro P. Mario Borzaga OMI, con il fedele catechista Paolo Thoj Xyooj. La Causa dei nostri due si è aperta a Trento il 7 ottobre 2006 e si è chiusa il 17 ottobre 2008. Il 6 maggio 2015, Papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del Decreto sul loro martirio.

Il sangue dei martiri ha generato però nuovi cristiani anche qui: ammirevole la fede dei circa 35.000 cattolici, la generosità e intraprendenza delle Religiose, la dedizione dei preti e dei catechisti. Gli spazi di libertà sia pur lentamente si allargano e ciò sarà a vantaggio della popolazione residente in quel paese e dei molti laoziani sparsi nel mondo. I beati Martiri dal cielo, i primi laoziani a cui si renda un tale onore da parte della Chiesa, intercedano per la solidità della nostra fede, mentre lodiamo il Signore per l’esempio che ci hanno dato!

Luigi Bressan

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