ll poliziotto di montagna Paride Gianmoena

Paride Gianmoena, poliziotto di montagna
In Trentino in sedici distaccamenti sono operativi 58 poliziotti, occupati nel controllo del territorio nelle diverse aree sciistiche.
Paride Gianmoena, che lavoro fa?
Sono un poliziotto e lavoro al Centro di addestramento alpino della Polizia di Stato che ha sede a Moena, in val di Fassa.
Com’è nata la sua passione?
Hanno influito la tradizione famigliare e il contesto in cui viviamo, quello delle montagne: questo connubio mi ha avvicinato alla Polizia e, in particolare, alla Polizia di montagna.Da quanti anni fa questo lavoro?Quasi trent’anni: il tempo passa veloce anche per i poliziotti, purtroppo!

La classe I D della scuola media Arcivescovile di Trento

In cosa consiste il suo lavoro?

In Trentino in sedici distaccamenti sono operativi 58 poliziotti, occupati nel controllo del territorio nelle diverse aree sciistiche. Effettuiamo rilievi in caso di incidenti sciistici per accertare dinamiche e eventuali responsabilità. Ci occupiamo anche di soccorso attraverso una particolare formazione che viene fatta a Moena, dove si trova anche un’unità cinofila e la sede del settore invernale del Gruppo Sportivo Fiamme Oro che, tra le proprie fila, può vantare atleti che fanno sport a livello elevato.

Un’attività che spazia su più fronti…

La nostra è una professione molto interessante, che ti dà tante soddisfazioni. Abbiamo, soprattutto in questo periodo storico, la necessità di avvicinare i cittadini all’istituzione, con professionalità, disponibilità, educazione e buon senso, coinvolgendo nella formazione anche i più piccoli.

Lei di cosa si occupa?

In particolare di formazione e degli aspetti giuridici. Ci sono poi i colleghi che si occupano degli aspetti tecnici, di come si scia, di come si approccia un intervento. L’aspetto sanitario, invece, viene seguito dai medici della Polizia.

All’amore per la propria professione si deve affiancare l’investimento sulla formazione, e questo vale anche per chi ha già un po’ di anni di servizio perché comunque bisogna tenersi aggiornati: cambiano le norme, i sistemi e le modalità di fare soccorso, le tecnologie…

Quante persone avete soccorso durante la stagione invernale?

A livello italiano, alla data del 19 marzo, più di 13 mila persone. In Trentino, 4.609. Ci sono tanti utilizzatori delle piste da sci, di conseguenza ci sono anche gli incidenti. Va detto però che lo sci è uno sport sicuro, non è assolutamente pericoloso: basti pensare che relativamente ai primi ingressi la percentuale degli incidenti è pari allo 0,01%.

Il 90% degli incidenti sono accidentali; assieme alla Questura di Trento e a FBK abbiamo portato avanti un progetto di analisi delle fasce orarie dove si verificano maggiormente: a mezzo giorno e nel primo pomeriggio, con le cause non sempre dovute alla eccessiva velocità.

C’è un intervento che si ricorda particolarmente?

Qualsiasi intervento porta con se elementi positivi, ci si rende utili, si aiuta una persona in difficoltà. In particolare, quest’anno, i miei colleghi hanno salvato tre persone grazie all’utilizzo del defibrillatore: salvare una vita è qualcosa che ci si ricorda per sempre, una soddisfazione impagabile e straordinaria.

Rispetto agli anni scorsi gli incidenti aumentano o diminuiscono?

Il trend è costante. Noi lo monitoriamo da tantissimo tempo, negli ultimi anni siamo ben lontani dai numeri da dieci anni fa: oggi c’è una cultura e una conoscenza delle regole che è aumentata. Ci sono norme chiare, codificate. Investiamo molto nella formazione – soprattutto con i ragazzi, nelle scuole medie e superiori – e i risultati si vedono.

Le piste hanno regole precise?

Sì. Oggi sono contenute in una norma nazionale e in norme regionali. Ricordo che la Provincia di Trento è stata uno dei precursori, perché ha coniato queste regole già nel 1987. Sono 12 norme di comune prudenza e diligenza che disciplinano il sorpasso, che obbligano a prestare il soccorso, che regolano la velocità, senza mai dimenticare il rispetto degli altri e della segnaletica.

Lavorate da soli o in gruppo?

Il nostro è un lavoro di equipe; a seconda delle dimensioni delle aree sciabili, le pattuglie hanno un minimo di tre fino a un massimo di cinque unità. In alcuni casi si lavora anche insieme ad associazioni o dipendenti delle società, formati dalla Polizia.

Il suo è un mestiere pericoloso?

Bisogna essere molto preparati, molto puntuali nel rispetto delle procedure che anche a noi vengono insegnate. Certamente è una professione che ha dei rischi, ma – in contesti come il nostro – molto minori, soprattutto in questo periodo storico, rispetto a chi opera nelle città.

Intervista a cura della classe I D della scuola media Arcivescovile di Trento


Nome: Paride

Cognome: Gianmoena

Professione: Poliziotto di montagna

Segni particolari: Poliziotto da quasi trent’anni, è sindaco di Varena e presidente del Consorzio dei Comuni trentini

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