VAR bene procedere…

“Non è la specie più forte che sopravvive né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”. Partendo dalla teoria evoluzionistica di Charles Darwin, l'ex arbitro internazionale Roberto Rosetti, responsabile italiano del progetto VAR, ha spiegato la settimana scorsa a Trento, durante il primo Hackathon del calcio organizzato da una Federazione, la genesi ed il funzionamento del Video Assistant Referee.

“La data storica è il 5 maggio 2016, nella quale l'International Football Association Board, il guardiano del gioco, decide di dar vita alla Video Assistenza Arbitrale per risolvere il problema altrettanto storico degli errori dei direttori di gara”, ha spiegato Rosetti, 189 partite di Serie A tra il 1998 ed il 2010. “Il fine ultimo è la giustizia, per non dover parlare mesi e mesi di un altro Byron Moreno o far saltare il Mondiale ad un arbitro, come accadde al fischietto di Francia-Irlanda per il famoso mani di Henry non visto”.

La sperimentazione, in realtà, sarebbe dovuta durare un paio di anni. Oggi invece, oltre all'Italia, ad utilizzare il VAR sono la Germania, il Portogallo, la Major League Soccer e la Confederazione sudamericana. Se fosse stato usato anche per Panama-Costa Rica di una settimana fa, per un pallone mai entrato, forse i padroni di casa non si sarebbero qualificati per Russia 2018.

“In campo, a Panama, le proteste sono durate quattro minuti. In dieci secondi – fra televisioni, smartphone e tablet – tutti avevano visto che non era gol. L'unica persona che doveva decidere era anche l'unica che non poteva vedere”, ha sottolineato Rosetti. “L'obiettivo del VAR non è avere il 100% di accuratezza per tutte le decisioni, ma solo quello di evitare i cosiddetti clear mistakes, ossia i chiari errori”.

La tecnologia può intervenire, infatti, solo su gol, calci di rigore, rossi diretti (non per secondi gialli) e scambi di persona.

“Il VAR vede la partita live su uno schermo e, abbassando lo sguardo, la può rivedere subito sotto, su un monitor in ritardo di tre secondi. Durante le verifiche da quattro angolazioni diverse, dovrà immediatamente comunicare all'arbitro che sta valutando una sua decisione, dopodiché l'arbitro, a cui spetta in ogni caso la decisione finale, inizierà la revisione”, ha puntualizzato Rosetti. “Nelle prime sette giornate di campionato, su 69 incontri, è stata cambiata una decisione ogni 3,3 gare e si è passati da un tempo medio decisionale di un minuto e 22 secondi dei primi tre turni ai 40 secondi soltanto di adesso”.

Inoltre, rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione, sono diminuite le ammonizioni (da 313 a 245), ci sono stati 57 falli in meno ed è aumentato sensibilmente il numero dei rigori (da 20 a 34). Il tempo di gioco effettivo, invece, è aumentato di appena 51 secondi, un dato assai significativo.

“Siamo comunque in ritardo di 7/8 anni rispetto ad altri sport. Siamo all'anno zero ed abbiamo ancora bisogno di tempo”, ha concluso Rosetti. “La reazione dei tifosi allo stadio, tuttavia, è sorprendente. Lo scorso 19 agosto ero a Torino e, quando con il VAR è stato assegnato un rigore contro la Juventus, nessuno ha protestato”.

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