Le stagioni di Tone. Il racconto della vita di Toni Rizzi de Poldin

Tone Rizzi

Come emerge dalle intense pagine di Le stagioni di Tone scritte dal nostro direttore Diego Andreatta con la prefazione di Piero Badaloni, dedicare il proprio “mestiere” al servizio degli altri nell’ambiente montanaro è una scelta di vita che porta con sé valori esigenti, profondi, spesso condivisi.

Fin dagli anni della giovinezza, anche al fianco del fratello notaio Giovanni, il grande Toni Rizzi (Vigo di Fassa 1931 – 2017) è stato portato a frequentare la montagna con l’atteggiamento di rispetto e di attenzione alle persone che ha mosso dall’interno ogni suo passo. Gli slanci dell’alpinista – è stato in assoluto uno degli arrampicatori fassani più forti con una sessantina di prime ascensioni – hanno fin da subito accompagnato anche la determinazione ad arrivare prima nel soccorso alpino: il gruppo dei giovani cattolici Lia Krepes Vajolet si è strutturato nella prima forma di soccorso alpino organizzato attorno agli anni Cinquanta, facendo scuola sia nell’efficacia del soccorso che nelle motivazioni.

E le centinaia di vite salvate restano come un’eredità non solo metodologica ma anche culturale alla quale ancora si può attingere: come prepararsi, come intervenire, come informare i familiari in caso di morte, come prevenire gli incidenti, come diffondere una cultura della sicurezza in montagna.

Le stagioni di Tone. Il racconto della vita di Toni Rizzi de Poldin

E, insieme, anche i segreti della guida alpina che non si è mai ripiegata su se stessa. Dal libro esce davvero poliedrica l’esperienza umana di Tone come le facce di un cristallo purissimo: il servizio alla comunità come amministratore pubblico in due legislature dall’85 al 95 e come promotore della UAL; il cantore della bellezza delle immagini, hobbista della fotografia fino a diventare operatore di ripresa per le discese estreme di Tone Valeruz sul Gran Vernel; lo sposo innamorato della sua Mimma e l’affettuoso padre di famiglia, sei figli, di cui due, Piera e Gabriele, scomparsi prematuramente come il caro nipote Tita e che preferiva ricordare nel silenzio del cimitero di San Giovanni, e il nonno di nove nipoti; l’albergatore attento alle vicende personali degli ospiti attento a farsi ospitale con realtà di accoglienza a minori o persone in difficoltà, l’ideatore di vie ferrate pensate e realizzate come occasioni per avvicinare più persone ai capolavori delle cime più ardite.

“La grandezza di Rizzi è stata quella di non aver riversato solo nell’alpinismo tutta la sua vita”, osserva lo storico dell’alpinismo fassano Dante Colli, a proposito del fatto che Toni rinunciò alle grandi spedizioni all’estero preferendo rimanere nella sua valle, il suo lavoro e la sua famiglia.

Toni Rizzi ha fondato il Soccorso Alpino in Fassa
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