Quanto soffriamo privati della nostra libertà

Foto Gianni Zotta

Le parole di papa Francesco vanno dritte al cuore, della questione e di tutti noi.

Insegnando all’Università, alla Facoltà di Giurisprudenza di Trento, sono solita ricordare ai miei studenti del corso di diritto penitenziario come sia fondamentale conoscere di persona la realtà del carcere, vedere questa realtà con i propri occhi e confrontarsi con chi, detenuto, sta eseguendo la propria pena, per potersi rendere conto di ciò che davvero significa essere privati della propria libertà personale.

Qualcosa di totalmente sconosciuto per noi, qualcosa di “altro” rispetto alle nostre esperienze di vita.

Da qui la mia ferma convinzione che questa diretta conoscenza, che la possibilità di farsi un’opinione fondata sulla propria esperienza e non su un sentito dire, troppe volte “di parte” e qualche volta anche impreciso, se non inveritiero, possa efficacemente contribuire, più di qualsiasi discorso sui massimi sistemi, a stemperare quel clima di decisa chiusura, drammaticamente condiviso da buona parte della nostra società, che propende per una dura repressione in carcere, quasi che la privazione della libertà da sola non basti a compensare la gravità del reato, dimenticando in ultima istanza che il condannato è prima di tutto una persona e non deve identificarsi con il reato commesso e che ogni individuo ha una propria dignità.

Oggi ciascuno di noi, nel suo piccolo, sta facendo, anche se solo marginalmente, un’esperienza di privazione della libertà. Limitazioni impensabili fino a ieri diventano cogenti e fortemente invasive nella nostra vita, modificando forzatamente le nostre abitudini.

Nell’auspicio che questa pandemia passi nel minor tempo possibile e nell’esprimere vicinanza a tutte le famiglie che hanno perduto qualcuno di caro, auspico che il comune sentire della privazione imposta possa contribuire ad avvicinare e comprendere anche le realtà, più difficili e troppe volte volutamente dimenticate, delle carceri e delle persone che ivi stanno scontando una pena.

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