Portobeseno, suoni e rumori raccontano emozioni. Anche in tempo di coronavirus

Portobeseno, i giovani incontrano i protagonisti del tessuto sociale del paese

“I suoni e i rumori sono veicoli di emozioni”. Comincia così a raccontare l’esperienza sonora dei Festival di Portobeseno, Davide Ondertoller, presidente di questa caratteristica realtà territoriale che, ogni anno, dal 2005, organizza, questi appuntamenti volti a favorire la (ri)scoperta dei suoni e dei rumori che caratterizzano il territorio nelle sue diverse zone, nei suoi molti luoghi privati e pubblici, nel corso delle sue peripezie storiche.

Da più di 10 anni, poi, Ondertoller, insieme a Sara Maino, curatrice dell’iniziativa, organizza diversi percorsi didattici all’interno delle classi dell’Istituto d’istruzione Alta Vallagarina.

Il titolo del laboratorio di quest’anno, proposto alle classi quinte della scuola primaria Tovazzi di Volano, curato proprio da Sara Maino, e svoltosi appena prima dell’inizio dell’emergenza Covid-19, quindi nei mesi di gennaio e di febbraio, porta il titolo: “Ascoltare (e narrare) Volano 2020”. Il percorso didattico, realizzato grazie anche alla disponibilità delle insegnanti Antonella Laganà e Carolina Prosser, è stato finanziato dall’assessorato alla cultura del comune di Volano.

All’interno del laboratorio, i giovani ascoltatori hanno potuto intervistare, in quattro uscite differenti, 11 persone impegnate nel tessuto sociale e associazionistico di Volano. Le scolare e gli scolari, insieme all’esperta e alle insegnanti, hanno quindi visitato il teatro, il centro diurno, la caserma dei Vigili del Fuoco e il magazzino comunale, dove hanno potuto porre alcune domande, con il proprio audio registratore, alle persone che rendono vivi quei luoghi, ascoltando le loro parole e i loro racconti certo, ma forse qualcosa di più.

Rientrati in aula, infatti, i ragazzi hanno lavorato, con l’ascolto in cuffia delle diverse interviste fatte ai testimoni, alla produzione di una vero e proprio documento di memoria storica di queste voci e dei suoni dell’ambiente in cui esse risuonavano. Hanno infatti realizzato un archivio di brevi racconti, disegni, fumetti e piccole installazioni. “Ogni volta che entriamo in aula notiamo lo stupore dei ragazzi quando vengono invitati ad ascoltare in cuffia – spiega Ondertoller, che prosegue – siamo nella società dell’immagine, non siamo più abituati al silenzio e all’ascolto”.

Il progetto svolto quest’anno, ha dunque preso anche una piega diversa e inaspettata. A termine del laboratorio, infatti, i piccoli ricercatori di suoni hanno vissuto, come tutti, il periodo drammatico dell’emergenza Covid. In casa, aprendo la loro finestra, hanno potuto però comprendere con maggior consapevolezza uditiva quanto gli stava intorno. “Hanno sperimentato suoni nuovi, come il lieve scroscio dell’Adige, altrimenti coperto dai mezzi autostradali, o le storiche sirene che invitavano a rimanere in casa”, specifica Ondertoller.

Insomma, le progettualità didattiche portate nelle aule da Portobeseno, quest’anno più che altre volte, hanno dimostrato come quanto appreso fra i banchi possa davvero essere strumento fondamentale per vivere, interpretare e comprendere il presente che, giorno dopo giorno, porta i ragazzi a diventare giovani uomini e donne.

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