Ogni giorno si ricomincia

Se mi amate osserverete i miei comandamenti

DOMENICA 17 MAGGIO 2020 – SESTA DOMENICA DI PASQUA ANNO A

At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1 Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

Nei pochi versetti del Vangelo che la liturgia ci propone in questa sesta domenica di Pasqua, scorgiamo una struggente tenerezza e nostalgia di Gesù per il tempo della sua partenza e della sua lontananza, che ormai si annuncia imminente. Gesù infatti tornerà al Padre e quindi prepara i suoi discepoli per l’ora in cui resteranno soli.

Non sarà un momento facile per nessuno: ciò che è stato insegnato, ciò di cui sono stati testimoni può rischiare di cadere nell’oblio o di essere travisato. Per questo le parole di Gesù di Nazareth richiamano due esperienze decisive per tutti coloro che vogliano seguirlo. In primo luogo si tratta della presenza di Dio nella loro vita. Come potrà continuare? Per i discepoli comincia il tempo dell’assenza. Ma, in secondo luogo, anche per la comunità cristiana comincia un tempo nuovo, che è il tempo in cui mantenere viva la memoria del Signore fino al suo ritorno, quando «Dio sarà tutto in tutti». (1 Cor 15,28)

Nel tempo che si vive sulla terra, però, Dio occorre cercarlo, essere attenti al suo passaggio e lasciare che ci conquisti. (cfr. Fil 3,13). Per il cristiano è questo un tempo decisamente impegnativo, perché può essere tentato di sostituire Dio con qualche idolo più conveniente e di rendere meno incisiva la sua testimonianza. E’ facile pensare quello che pensano tutti, agire come agiscono tutti. Gesù ne è ben consapevole e per questo promette di inviare lo Spirito, che renderà testimonianza a Cristo, abilitando il cristiano a questa stessa testimonianza fino alla morte. (cfr. Gv 15,27)

Lo Spirito sarà al suo fianco, ricordandogli le parole di Gesù e facendo in modo che le viva in profondità. (cfr. Gv 14,26; 16,13) Nei momenti di dubbio, di sconforto, di scoraggiamento possono diventare una certezza e una guida. Eviteranno ai credenti e alla Chiesa di diventare «padroni» della Parola, anziché servi di essa. Sarà lo Spirito a ricordare a tutti ciò che Gesù ha fatto e spingerà a imitare i suoi gesti: «Come ho fatto io, così farete anche voi». (Gv 13,15) Sarà lo Spirito a ricordare Gesù, che si perde dietro la pecora perduta, dietro a pubblicani e prostitute, che fa dei bambini le persone più importanti del suo regno, che ama senza aspettare di essere ricambiato, che cinge un asciugamano e lava i piedi, che spezza il pane, che nel giardino conforta e rassicura Maria di Magdala, che sulla spiaggia prepara il pesce sulla brace per i suoi discepoli. Sarà grazie alla presenza dello Spirito che tutti avranno la possibilità di gustare ogni giorno quel sapore di libertà, di mitezza, di pace, di peccatori perdonati, di relazioni buone che rendono significativa la vita.

Scrisse David Maria Turoldo; «Io non sono ancora e mai/il Cristo,/ma io sono questa/infinita possibilità». E’ l’infinita possibilità che si concretizza nell’esercizio dell’amore, che è stato riversato nei nostri cuori, ma che non è mai un dono acquisito una volta per tutte. «Ogni giorno occorre ricominciare e ci si deve esercitare, perché il nostro amore verso i fratelli e le sorelle che incontriamo sia purificato da tutti i limiti e i peccati, che lo rendono parziale, egoistico, sterile e infedele. Ogni giorno si deve imparare l’arte di amare» (papa Francesco). Ogni giorno occorre guardare a Gesù e seguirne le orme. Allora sentiremo vera in noi l’altra frase di Gesù: «Io vivo e voi vivrete», (Gv 14,19) la vita buona e felice donata dal Risorto a ciascuno.

Sono convinto che seguire Gesù significa imitarne i gesti e le scelte? I cristiani sono capaci di vivere il mondo del lavoro, della scuola, della politica con lo stile di Gesù che mette al centro del suo operare il bene di tutti?

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