Cinquant’anni di missione per padre Dario Monegatti

Il missionario verbita padre Dario Monegatti ha celebrato il suo cinquantesimo di sacerdozio l’8 settembre scorso assieme alla comunità verbita di Madang, in Papua Nuova Guinea. Era stato ordinato il primo marzo 1970, ma ha voluto attendere per celebrare l’anniversario insieme ad altri suoi confratelli. “È un tratto caratteristico di padre Dario, questo di non voler celebrare da solo, perché lui preferisce non apparire”, osserva il vescovo emerito di di Goroka, Francesco Sarego, che ci ha inviato un lungo ritratto di padre Dario, che qui riassumiamo.

Padre Dario Monegatti era entrato come allievo nel Seminario verbita di Varone e aveva proseguito gli studi in filosofia a Padova e in teologia a Roma. Dopo l’ordinazione sacerdotale, era partito subito per la Papua Nuova Guinea, dove ha trascorso i suoi cinquant’anni di sacerdozio come missionario.

I primi anni fu a servizio della Diocesi di Madang, in una parrocchia lungo il fiume Ramu. Quando il fiume si ingrossava e allagava la zona doveva usare una canoa per entrare in casa. La Bibbia è sempre stata il suo riferimento. Un confratello, padre Alois Blasl, ricorda che padre Dario andava a visitare i villaggi portando in mano la Bibbia e usandola come prima fonte di catechesi. L’impegno pastorale e catechetico era costante, non solo preparando ai sacramenti, ma anche visitando famiglie e persone ammalate.

Nel 1977 padre Dario si offrì di prendere in mano la parrocchia di Yobai, nella Diocesi di Goroka: dall’afa della zona costiera all’aria fresca dei quasi duemila metri della montagna. Tra il 1980 e il 1985 fu parrocco di Dirima (Diocesi di Kundiawa) e quindi di Ombondo, nella valle del Simbu.

A metà degli anni Ottanta arrivò per padre Dario l’invito di portarsi a Bougainville, perché la Società del Verbo Divino aveva accettato la cura pastorale di alcune parrocchie nel sud-ovest dell’isola. L’isola era la provincia più sviluppata, con un’economia florida basata sulle grandi piantagioni di noci di cocco e di cacao, sfruttate da grosse multinazionali. In quegli anni si sviluppò un movimento indipendentista per contrastare quella forma coloniale di sfruttamento delle risorse naturali dell’isola. La popolazione era divisa tra il sostegno ai gruppi ribelli del BRA ((Bougainville Revolutionary Army) e il governo. Dieci anni di confronto armato provocarono 14.000 morti su una popolazione di 150.000 abitanti causando rancori anche tra i membri dello stesso villaggio che ancora oggi non si sono totalmente attenuati. Padre Dario si trovò nel mezzo di questa situazione di violenza, affrontando con coraggio sia le unità governative sia i ribelli per portare un po’ di buon senso e chiedendo espressamente, quando c’erano morti in guerra – e ce ne sono stati tanti – di conoscere dove erano stati sepolti o abbandonati così da portarli in chiesa e dare loro cristiana sepoltura. Aiutava i più deboli, cercava un dialogo per la pace, rischiava la propria vita. A causa della sua “interferenza politica” nella situazione locale, un giorno fu prelevato dai soldati, gli fu tolto il passaporto, e fu portato a Buka, capoluogo dell’isola, in elicottero per essere rispedito in Italia. L’intervento di alcuni vescovi per fare pressione sul governo risolse per il meglio la difficile situazione e padre Dario tornò alla alla sua parrocchia di Monoitu.

Dopo Bougainville i superiori lo chiamarono a lavorare nella Diocesi di Madang, in una parrocchia tra le ultime della diocesi, dove oggi continua la sua missione, visitando le comunità per la catechesi e il servizio dei sacramenti. A lui l’augurio di tanti anni ancora al servizio del Signore.

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