Il villino del sovrintendente Gerola, prosegue il dibattito su ristrutturazioni e vincoli

Il villino del comm. Gerola, il più grande dei soprintendenti trentini, dopo la ristrutturazione.

Molto opportunamente Vita Trentina del 17 gennaio 2021 ha pubblicato, nella rubrica Sentieri, interventi critici di Renzo Francescotti e di Franco de Battaglia a proposito della demolizione dell’edificio del 1900 circa, che per molti anni ospitò, con annessa un’ombrosa e confortevole pergola, la pizzeria Veruschka.

A pochi passi da quel luogo, precisamente nella parte più alta di via Zara sta per concludersi un’operazione edilizia (essa pure discutibile) iniziata nel febbraio del 2020; la procedura d’autorizzazione dei lavori, di competenza degli uffici comunali, si è conclusa alla fine del 2019.

I lavori prevedevano la “manutenzione/ristrutturazione” di una villetta edificata, e finemente decorata, nel 1920; a quel tempo doveva essere circondata da un ampio spazio a prato o a giardino e quasi certamente da qualche altra villa signorile di un certo pregio. Di questi ultimi, prato e villette, quasi nulla resta perché l’area negli anni Sessanta o Settanta del glorioso “secolo breve” è stata invasa in gran parte dalla speculazione edilizia; nella quale però non farei rientrare l’edificio che si affaccia in modo più dignitoso su viale Trieste. Questo non è rettilineo ma, stranamente, sembrerebbe, fa un angolo. “Angolo” voluto negli anni Ottanta dalla Commissione Beni Culturali della PAT, che in pratica svolgeva funzioni di soprintendenza ai beni culturali; ricordo perfettamente di esser stato presente come commissario storico dell’arte alla seduta in cui si chiese la modifica al fine di consentire, dal passeggio lungo il Fersina, la vista della chiesa di San Bernardino dei Francescani.

Veniamo al dunque. La villetta ricostruita, come si è detto, nel 1920 su progetto di Giorgio Wenter Marini (architetto e pittore, una delle maggiori personalità dell’arte trentina della prima metà del Novecento) riccamente decorata all’esterno con fregi che correvano subito sotto la gronda, secondo l’uso del tempo, è stata sopraelevata con l’addizione di un intero piano-mansarda e la copertura è stata modificata su un lato con una struttura che fuoriesce, forse la torretta dell’ascensore. Conseguenze: i decori a graffito di Wenter Marini sono conservati, anzi sono stati restaurati con cura, ma essi non sono più sotto la gronda, ma galleggiano sul muro chiaro in modo surreale. Ma a chi apparteneva in origine la villetta? A Giuseppe Gerola, il più grande dei soprintendenti trentini; la sua responsabilità si estendeva all’intera Regione e la esercitò con molto merito dal 1920 fino alla morte nel 1938.

I lavori hanno compromesso questo edificio di indubbio valore artistico e storico: oltre ai fregi elegantissimi (realizzati con l’intervento di uno specialista come Matteo Sebesta) c’è l’immagine (chiesa di San Vitale) di una delle città dove Gerola lavorò prima di venire a Trento, ossia Ravenna. Nel mezzo la nave allude a Venezia e ai viaggi di studio dei monumenti veneziani nel Mediterraneo orientale. La veduta del castello del Buonconsiglio si riferiva al lavoro trentino di Gerola.

I tecnici del Comune forse non si sono resi conto dell’importanza della casa. Non erano al corrente che l’Archivio Storico del Comune possiede, digitalizzata, tutta la documentazione utile; inoltre preso atto che la soprintendenza non aveva mai dichiarato l’interesse culturale della villetta (p. ed 1258/2 CC Trento), ossia non ha mai apposto un “vincolo”, hanno autorizzato gli interventi richiesti (legittimamente) dalla proprietà Santoni.

Edifici di questo tipo (e ce ne sono altri importanti a Trento, da tutelare con urgenza, per esempio in via Serafini, in via Grazioli, in via Lampi, via Brigata Acqui, in Bolghera, ecc.) possono essere vincolati a 70 anni dalla loro origine (non prima) a norma del “Codice dei beni culturali” (del 2004 con successive modificazioni) che ha peggiorato la legge di tutela fascista del 1939, che prevedeva un termine minimo di 50 anni. Pertanto la Provincia autonoma di Trento – tramite il Servizio Beni Culturali (fino al 2003), la Soprintendenza per i beni architettonici (2004-2014) e l’Ufficio beni architettonici della Soprintendenza per i beni culturali (dal 2014) – avrebbero avuto tutto il tempo per provvedere alla tutela della casa del Soprintendente Giuseppe Gerola.

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