Lasciamo operare Gesù nella nostra vita

MUTO COME UN PESCE Gesù chiede spesso ai suoi discepoli di mantenere segreti i suoi gesti speciali. Non ha bisogno di pubblicità e di clamore per compiere le guarigioni miracolose, per ridare dignità alle persone. Il silenzio chiesto da Gesù, però, dura poco: come si fa a stare zitti quando si viene investiti, travolti dall’amore di Dio?! Torni a vedere, a sentire, a camminare… e vuoi condividere la tua gioia con il mondo! Consiglio creativo: usa materiali diversi per completare le varie parti del disegno. Per lo sfondo usa dei colori a matita, con i quali puoi disegnare la stanza in cui si trova il pesce. Per la boccia di vetro piena d’acqua utilizza invece gli acquerelli. Quando l’acquerello sarà asciutto, dai delle piccole pennellate con la tempera bianca qua e là per ricreare la lucentezza del vetro. Per il pesciolino utilizza invece i colori a cera, che con il loro effetto lucido sono perfetti per farlo sembrare sott’acqua. (illustrazione di Lorena Martinello)

DOMENICA 5 SETTEMBRE 2021 – XXIII DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Is 35,4-7a – Gc 2,1-5 – Mc 7,31-37

«Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano». È questa la scena con cui si apre il Vangelo di questa domenica. Marco non descrive semplicemente un fatto di cronaca, ma vuol porre l’accento sull’importanza della comunicazione nella vita delle persone. La vita per quel sordomuto è una disgrazia: sente solo se stesso, è escluso dal dialogo con familiari e vicini, non può rivolgere la parola nemmeno ai suoi amici e Gesù rimane per lui un estraneo, uno sconosciuto. Gesù lo prende in disparte e lo guarisce, adeguandosi alle aspettative di quell’uomo, seguendo un gesto terapeutico arcaico testimoniato sia nel mondo giudaico che in quello romano. La saliva era infatti ritenuta dotata di poteri curativi. Gesù con questo gesto ci vuol dire che ogni guarigione non ha bisogno di cose strabilianti, ma prima di tutto di un rapporto personale. Il brano del Vangelo non annuncia un’idea, ma presenta una persona concreta, immersa nel mondo e nella storia degli uomini.

Senza relazioni è come uno zombi incapace di partecipare a qualsiasi processo di crescita personale e comunitaria. Decidono tutto gli altri, che sanno comunicare, parlarsi, ascoltarsi, progettare. Si lascia vivere, ma non vive! Poi accade qualcosa di inatteso: Gesù emette un forte sospiro, guardando verso il cielo e ordina: «Apriti». Quell’uomo esce subito dal suo isolamento, può sentire e conversare apertamente con tutti e la gente rimane stupita: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37). Non è un caso se i Vangeli narrano spesso guarigioni di sordomuti e di ciechi. Il messaggio è di lasciare operare Gesù nella nostra vita, di non «chiudersi» alla sua parola.

Se viviamo sordi al suo messaggio, se non comprendiamo il suo programma e non cogliamo il suo amore, ci chiuderemo nei nostri problemi e non ascolteremo quelli degli altri, non saremo capaci di annunciare il suo messaggio, lo deformeremo e forse lo renderemo inutile. Gesù «apre orecchie» per renderle disponibili all’ascolto, sana la lingua per renderla capace di pronunciare parole umane. Marco lancia anche a noi un messaggio importante, rivoluzionario: prendetevi a cuore le tante forme di sordità e i tanti modi con i quali la gente viene ammutolita per ridarle l’udito e la parola. Non è un compito facile: credenti e cercatori di Dio vi devono prestare attenzione. Può avvenire anche nella Chiesa che i tanti fedeli tacciano, perché, pensano, sono altri che sanno le cose e le possono dire.

Il Concilio Vaticano II ha posto l’accento sul sensus fidelium, sul fatto cioè che il popolo non è oggetto sordo e muto, «ma soggetto vivo, chiamato a udire le voci nuove e a parlare». Nella Lumen Gentium la Chiesa dà fiducia al «senso cristiano dei fedeli», alla «retta coscienza morale degli uomini», alla «saggezza e competenza dei teologi», tutti rischiarati dalla fede e guidati dall’autorità del pastore. Ci sono interi popoli che non possono parlare, non possono comunicare la loro storia di sofferenza e persino di schiavitù; ci sono altri popoli e altre persone che sono sorde a ogni grido di dolore. L’attualità di questo Vangelo è avvincente. «Viviamo nella società delle tecnologie dell’informazione, che ci riempiono di notizie, ma ci nascondono le verità. E soprattutto ci allontanano dalle persone, dai problemi delle persone, dal dolore e dalla gioia che vivono gli esseri umani. Sappiamo molto degli altri, ma non li conosciamo, i loro veri problemi non ci interessano, non ci importano, non li sentiamo come nostri. E così capita che ogni giorno siamo più soli. E finiamo con l’essere più egoisti… Di fatto l’informazione (manipolata) sta rendendo ogni giorno più complicata la vera comunicazione che rende più trasparenti le persone» (J. M. Castillo).

E secondo voi?
Ascolti e parli solo con chi la pensa come te o cerchi un dialogo costruttivo con tutti?
Sei attento a dare la parola a chi fatica a esprimersi?

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