Ma la fede non è un tranquillante

LEGAMI LEGATI Che bella questa “doppia appartenenza”! Dio che rimane nel nostro cuore e al contempo noi che ci possiamo accoccolare al calduccio nel suo abbraccio. Proprio come due innamorati, i cui cuori si appartengono vicendevolmente. Consiglio creativo: per rafforzare questo concetto di legame indissolubile, prova a ricreare l’immagine su un foglio, disegnando ininterrottamente senza MAI staccare la matita dalla carta! Oppure prova una sfida ancor più difficile: con un unico filo di lana imbevuto in colla vinilica, cerca di comporre vari disegni sul foglio. Inizia con forme facili come cerchi e quadrati, per passare poi a oggetti più complessi come case, alberi, nuvole e aquiloni. Alla fine, prova a ricreare l’immagine della vite e del tralcio d’uva con fili marroni, viola e verdi, ricreando il movimento a spirale dell’illustrazione. E a proposito di legami indissolubili… fai attenzione a non rimanere con le dita incollate al foglio! (illustrazione di Lorena Martinello)

DOMENICA 2 MAGGIO 2021 – V DI PASQUA – ANNO B

Atti 9,26-31 1 Gv 3, 18-24 Gv 15, 1-8

Il Vangelo di questa domenica ci presenta un’immagine semplice e molto eloquente: Gesù è la vera vite, i discepoli sono i tralci, che vivono della linfa che arriva loro da Gesù. Il Padre è l’agricoltore che si prende cura personalmente della vite, perché dia frutto in abbondanza. Ci possono essere, però, anche tralci secchi, discepoli che non danno frutto, perché in loro non scorre lo Spirito del Risorto; comunità cristiane moribonde, perché staccate dalla sua persona, dalla sua Parola.

Molti bravi cristiani conoscono il Vangelo, per così dire, solo di seconda mano; lo hanno ascoltato qualche volta alla Messa, qualcosa ricordano di cosa hanno loro raccontato quando erano bambini e frequentavano la catechesi. Quello che ricordano è qualcosa adatto ai bambini, che poco incide sulle scelte di un adulto. Non è possibile indossare il vestito che usavamo al tempo della scuola elementare, quando si è ormai cresciuti.

Succede cioè che molti cristiani vivono la loro fede senza avere un contatto personale con Gesù. Non può rafforzarsi la fede personale e comunitaria se non si facilita e non si promuove un contatto più diretto col Vangelo. La tentazione che corre nella Chiesa è quella di «distribuire sacramenti», senza badare al fatto di una vera e profonda evangelizzazione: tutto è ridotto a folclore anacronistico e un poco alla volta la fede va in briciole.

C’è bisogno di una esperienza vitale con Gesù, di una conoscenza intima della sua persona, di una passione per il suo progetto. Da quanto racconta il brano di Giovanni comprendiamo che la fede non è semplicemente «un’emozione del cuore», che è un errore ridurla a «sentimentalismo». Essere credenti è un’esperienza responsabile e ragionata.

La fede non è neppure un’opzione personale, che fa dire: io ho le mie idee e credo a quello che io ritengo giusto. «La realtà di Dio non dipende da me e il cristianesimo non è una costruzione che ognuno di noi si fa»: «Come il tralcio non può portare frutto da se stesso, così anche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4) Ancora possiamo vedere nella parabola della vite e dei tralci, che la fede non è neppure una tradizione ricevuta dai genitori. E’ sicuramente un bene essere nati in una famiglia credente e avere ricevuto fin da piccoli un orientamento cristiano, ma poi occorre una decisione personale, alimentata dalla linfa di Gesù, dalla sua Parola: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). La fede non è nemmeno una ricetta morale, non si può ridurla a «moralismo», per cui si ragiona così: «Io rispetto tutti e non faccio male a nessuno».

É fondamentale essere innestati nell’amore di Dio, vivere l’amore per Dio, impegnandosi per un mondo più umano, celebrando l’azione di un Padre che ci prende per mano. Infine, vorrei dire che la fede non è un tranquillante. Si sente dire talvolta: «Io, quando mi trovo nei guai, mi rivolgo alla Madonna». Credere è lo stimolo migliore per lottare, imparare a vivere in modo degno e responsabile. Guardiamo ai discepoli: «un gruppo di persone dotate di un carisma… che ha avuto una forza di cambiamento così forte cha da allora è iniziata una nuova tappa nella storia della cultura ed anche nelle speranze per questo mondo» (J. M. Castillo).

Il cristiano è dunque una persona che si incontra con Cristo e in lui scopre un Dio amore che lo conduce. E la fede porta frutto solo quando viviamo giorno dopo giorno uniti a Cristo, motivati e sostenuti dal suo Spirito e dalla sua Parola: «Chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla». (Gv 15,5)

E secondo voi?
Sono convinto che la mia fede nasce e si rafforza dall’incontro con la Parola di Dio?
La mia comunità riesce a mettere in primo piano la riflessione sul Vangelo di Gesù impegnandosi poi per un mondo più umano?

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