Tutta Cavalese per Giacomo Bertagnolli, Paralimpiade da protagonista e la festa a casa

“Quello che mi ha più colpito, tornando a Cavalese, sono stati l’affetto e la vicinanza che ho trovato non solo da parte della mia famiglia ma di tanti amici e sostenitori”. Così Giacomo Bertagnolli ha commentato a caldo la cerimonia che in suo onore è stata organizzata lunedì sera al suo rientro in valle di Fiemme.

Un incontro voluto ed organizzato in prima persona dalla madre Giorgia e dal padre Michele per salutare al rientro l’atleta paralimpico fiemmese che a Pechino ha vinto due medaglie d’oro e due di argento, più della metà dell’intero medagliere azzurro. Ad accogliere Giacomo un nutrito gruppo di persone: molti amici ed anche una qualificata rappresentanza istituzionale. È stato il sindaco di Cavalese Sergio Finato a salutare per primo Giacomo parlando di “un esempio di impegno e determinazione che vale per la nostra intera comunità”. Sono seguite le parole di benvenuto e di vicinanza dell’esecutivo provinciale da parte dell’assessore al turismo Roberto Failoni. Messaggi di saluto sono arrivati anche dal consigliere nazionale del comitato paralimpico Sergio Anesi, dal presidente della comunità di valle Giovanni Zanon e dall’assessore provinciale all’istruzione Mirko Bisesti.

Prima e dopo gli interventi istituzionali a scorrere su un maxischermo allestito in piazza Italia le immagini più belle delle gare che hanno avuto Giacomo e la sua guida Andrea Ravelli come protagonisti. Immagini che sono state più volte accompagnate da un chiassoso e colorito commento dei tanti amici e fans che hanno voluto accogliere l’atleta fiemmese al suo rientro. Non hanno voluto mancare Chiara Mazzel e la sua guida Fabrizio Casal, gli altri atleti delle valli dell’Avisio che hanno fatto parte della rappresentanza paralimpica italiana a Pechino. Sullo schermo sono stati proiettati anche i messaggi di saluto che sono giunti dalla sorella e da alcuni amici storici di Giacomo. Visibilmente commosso l’atleta azzurro non ha trattenuto le lacrime di commozione in questi momenti.

Con un lungo applauso è stata accompagnata la comunicazione dell’ingresso di Giacomo nel corpo sportivo della Guardia di Finanza: sarà per lui l’occasione per poter proseguire il suo lavoro di preparazione atletica. A concludere il momento istituzionale gli interventi del presidente regionale del comitato italiano paralimpico Massimo Bernardoni e della presidente del Coni regionale Paola Mora. Entrambi hanno sottolineato il valore educativo, di integrazione e promozione sociale dello sport paraolimpico. La presidente del Coni regionale, omaggiando con un mazzo di fiori la madre di Gacomo, ha dedicato un pensiero all’impegno femminile nel settore sportivo, ricordando anche la situazione disperata delle donne ucraine in questo doloroso periodo.

Come abbiamo detto l’incontro è stato comunque soprattutto un’occasione di festa. Giacomo, con accanto la fidanzata Pamela si è in più occasioni visibilmente commosso. A conclusione della manifestazione abbiamo avuto un’occasione di incontro con l’atleta fiemmese. Alla nostra domanda sul significato dell’esperienza olimpica ci ha detto. “Sono state giornate intense che non dimenticherò mai. La prima grande emozione è stata quella di essere il portabandiera olimpico: una grande responsabilità accompagnata da una incontenibile gioia”. Poi sono iniziate le gare. “In salita devo dire ma con sempre più gratificanti soddisfazioni. Il livello tecnico degli atleti a livello internazionale sta aumentando ed è necessario essere sempre più competitivi”.

Abbiamo poi parlato del rapporto con la sua guida Andrea Ravelli. “Il mio rapporto con lui ha un aspetto professionale che non può essere separato da quello amicale. L’intesa non è solo tecnica ma anche umana e di questo lo ringrazi davvero”. Giacomo è diventato un simbolo per il mondo paralimpico. “Mi fa molto piacere poter essere uno strumento per far conoscere ancor più il valore dello sport paralimpico che non è solo sportivo ma anche sociale”, spiega. “Il poter praticare sport, anche non a livello agonistico, è sempre un aiuto per la crescita del carattere e dell’autostima”.

Ci siamo permessi, dopo aver visto lo sfrecciare di Giacomo sulle piste di Pechino di chiedergli se non provasse paura in qualche passaggio. “Certo, la paura c’è – la sua risposta– ma ho imparato negli anni a superarla, da quando, ancora piccolissimo, i miei genitori mi portavano sulle piste del Cermis e mi provocavano a sfidarla. Anche per questo devo ringraziarli”. Uno scambio di battute veloci con un ragazzo che, anche nel suo colorito modo di esprimersi, racconta la gioia di vivere dei suoi vent’anni, determinato a riproporsi da protagonista, tra quattro anni, sulle nevi di casa sua per le Paralimpiadi di Milano-Cortina.

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