Ucraina, “guerra santa” e ripugnante

Roma, 19 marzo 2022: Papa Francesco visita l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove sono ricoverati bambini ucraini – (Foto Vatican Media/SIR)

Papa Francesco all’Angelus di domenica 20 marzo ha condannato con parole durissime la guerra santa scatenata da Putin e dal patriarca ortodosso di Mosca Kirill contro l’Ucraina. Francesco ha usato le parole chiare della verità. Non quelle ambigue della diplomazia, non quelle contorte degli strateghi, non quelle furbe dei politici, non quelle fintamente pacifiste degli equidistanti, cattolici e non, che dicono di non stare né con gli uni né con gli altri, né con l’aggressore e né con l’aggredito, lasciando che il prepotente si impossessi del debole, e lo uccida.

Il Papa non ha fatto il Ponzio Pilato, come spesso è capitato nella storia. Ha chiamato questa guerra con il suo nome: una “violenta aggressione contro l’Ucraina”, “un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità”, una “guerra ripugnante”. I bombardamenti delle città, dei quartieri, degli ospedali, delle scuole, dei centri commerciali sono orrendi crimini contro l’umanità, di fronte ai quali ogni atteggiamento di neutralità risulta complice della disumanità. Le distruzioni e i massacri ad Irpin, sobborgo di Kiev, sessantamila abitanti fino a due settimane fa, sono stati allucinanti. Come la disperata fuga degli abitanti per salvarsi.

Francesca Mannocchi, bravissima inviata de “La Stampa”, li ha descritti in maniera straziante sul giornale del 12 marzo: “Sulla riva opposta del fiume i passeggini e le carrozzine abbandonate, le borse troppe pesanti a cui si è rinunciato, le sedie a rotelle degli anziani e dei disabili che sono stati portati via sulle spalle…”. Mentre continuiamo ad assistere al martirio della città di Mariupol, con le sue immani distruzioni, con le sue fosse comuni, le esecuzioni dei resistenti, le barbare violenze sui cittadini. E ci tornano alla mente le distruzioni spaventose di Grozny, in Cecenia, e di Aleppo, in Siria, altri crimini contro l’umanità compiuti dall’esercito di Putin. Città spietatamente rase al suolo.

“Anche questa settimana – ha detto ancora il Papa all’Angelus del 20 marzo – missili e bombe si sono abbattuti su civili, anziani, bambini e madri incinte. Sono andato a trovare i bambini feriti che sono qui a Roma. A uno manca un braccio, l’altro è ferito alla testa. Bambini innocenti. Penso ai milioni di rifugiati ucraini che devono fuggire lasciando indietro tutto e provo un grande dolore per quanti non hanno nemmeno la possibilità di scappare. Tanti nonni, ammalati, poveri, separati dai propri familiari, tanti bambini e persone fragili restano a morire sotto le bombe, senza poter ricevere aiuto e senza trovare sicurezza nemmeno nei rifugi antiaerei. Tutto questo è disumano! Anzi è anche sacrilego, perché va contro la sacralità della vita umana, soprattutto contro la vita umana indifesa, che va rispettata e protetta, non eliminata, e che viene prima di qualsiasi strategia. Non dimentichiamo: è una crudeltà disumana e sacrilega”. C’è la verità di questa guerra nelle parole di Francesco: una crudeltà disumana e sacrilega. Che nessun discorso di politica internazionale può giustificare, nessuna ragion di Stato, nessun discorso sui “diritti storici” della Grande Russia, o sul Donbass, nessun discorso sulla Nato.

È una “guerra ripugnante”, una guerra “disumana e sacrilega”. Francesco non a caso usa la parola “sacrilega”. Perché vuole condannare le aberranti e sacrileghe giustificazioni religiose dell’aggressione all’Ucraina espresse da Putin e Kirill. Il patriarca nell’omelia del 6 marzo nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca aveva giustificato la guerra affermando che “siamo impegnati in una lotta che non ha un significato fisico, ma metafisico”.

Una guerra santa, per il patriarca, contro l’Ucraina che vuole occidentalizzarsi, come prova “la richiesta di molti di avere una sfilata dell’orgoglio gay”. Putin, dal canto suo, nell’adunata propagandistica allo stadio di Mosca del 18 marzo, due giorni prima dell’Angelus del Papa, aveva ringraziato i soldati russi che stanno massacrando la popolazione dell’Ucraina citando addirittura il Vangelo. “Mi vengono in mente le parole delle Sacre scritture: “Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per gli amici”.

Una “bestemmia” l’ha giustamente definita il vescovo e teologo Bruno Forte. Ma il potere politico e quello religioso sono saldamente uniti in Russia e considerano l’Ucraina proprietà della Russia, in spregio al popolo ucraino che nel referendum del 1991 ha approvato col 90% di sì l’indipendenza del Paese. L’imperialismo di Putin e quello di Kirill marciano uniti anche in Africa alla conquista di pezzi di cristianità, di economia, di politica (si veda sul numero di marzo di “Nigrizia” l’articolo “Un conflitto poco ‘ortodosso’ ” sulle “conquiste” africane di preti greco-ortodossi da parte di Kirill che si accompagnano a quelle economico-affaristico-politiche di Putin). Papa Francesco ha voluto condannare senza appello questo uso sacrilego di parole e pensieri cristiani per giustificare questa guerra. Che resta “una violenta aggressione”, “un massacro insensato”, una “guerra ripugnante”. Parole per salvare l’umanità, ma anche la verità. Del Vangelo e della storia.

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