Trento, 161 persone vivono in strada: la denuncia di “Avvenire”

Sono 161 i richiedenti asilo che oggi vivono in strada a Trento

Era stato denunciato alla festa di Villa Sant’Ignazio, dove si era parlato di almeno cento persone che vivono in strada nella città di Trento. E poi, ancora, l’Assemblea Antirazzista aveva riportato che, nella notte tra il 31 luglio e l’1 agosto scorso, un gruppo di circa 20 persone era stato sgomberato dalla polizia dal parco delle Albere, dove aveva creato un insediamento informale.

Tutte persone “richiedenti asilo in attesa di poter formalizzare la domanda di protezione internazionale, costrette a dormire in ripari di fortuna perché non ci sono posti nei dormitori per richiedenti asilo e soprattutto perché non sono accolte nel sistema di accoglienza trentino”.

Oggi la denuncia è arrivata anche sulle pagine del quotidiano “Avvenire”, con un’intervista del giornalista Antonio Maria Mira al presidente e al direttore del Centro Astalli di Trento, Stefano Graiff e Stefano Canestrini (“I migranti senza casa dimenticati da Trento”).

Sono 161 gli immigrati che vivono in strada a Trento, quasi tutti pachistani tra i 25 e i 35 anni che hanno percorso la “rotta balcanica” e tutti richiedenti asilo. “Secondo la legge – hanno spiegato ad “Avvenire” Graiff e Canestrini – tutti i richiedenti asilo hanno diritto ad essere inseriti nel sistema di accoglienza nel momento in cui dichiarano di non avere mezzi di sussistenza per poter vivere da soli”.

“Non sappiamo quanti effettivamente vivano per strada – hanno detto Canestrini e Graiff ad “Avvenire” – o in qualche casa abbandonata, ma tutte sono persone che hanno manifestato il bisogno di essere accolte in un dormitorio perché dichiarano di non avere un luogo dove stare. Invece sono fuori dal sistema di accoglienza”.

La maggior parte di loro si trovava proprio nel sottopasso vicino al MUSE, che accoglieva 30-40 persone prima dello sgombero denunciato dall’Assemblea Antirazzista.

Da sottolineare che “nessuno di loro ha ricevuto decreti di respingimento o espulsione”. Alcuni stanno aspettando l’esito della domanda d’asilo, che hanno già presentato in Questura, mentre altri attendono l’appuntamento per formalizzarla.

“L’accordo tra la Provincia e il Commissariato di governo – continuano Graiff e Canestrini nell’intervista ad “Avvenire” – prevede che la Provincia, a cui è delegata l’accoglienza, metta in campo 600 posti. Ora sono tutti pieni. E i nostri sono 250, come Astalli e alcuni ordini religiosi (Gesuiti, Cappuccini, Comboniani, Dehoniani, Suore Canossiane e Serve di Maria e, da settembre, Francescani)”.

Il problema, hanno sottolineato dal Centro Astalli di Trento, non sono i numeri, perché i flussi sono minori che in passato. “Ma allora – denunciano Graiff e Canestrini ad “Avvenire” – come può essere che il Trentino abbia perso una minima forma di dignità per queste persone, lasciandone 161 per strada?”.

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